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Sentenza

Sentenza n. 1465/2026 - Salerno, Sezione 1

per l'annullamento del provvedimento prot. n. 32282 del 01.10.2025 del Comune di Agropoli di compatibilità paesaggistica delle opere realizzate in assenza di titolo dalla controinteressata Anna Esposito;

Giustizia amministrativa202600655

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Provvedimento comunale del 1 ottobre 2025 di accertamento della compatibilità paesaggistica delle opere edilizie realizzate in assenza di titolo

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietaria confinante)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha impugnato l’accertamento comunale di compatibilità paesaggistica relativo a opere realizzate dalla controinteressata in area vincolata, consistenti nella pavimentazione dell’area esterna, nella realizzazione di una cucina in muratura con forno, tettoia, piccolo vano chiuso e muretto divisorio su area condominiale. In precedenza, il Comune aveva adottato un’ordinanza di demolizione e poi aveva dichiarato la conformità edilizia delle opere mediante una SCIA in sanatoria. Tale provvedimento era stato annullato dal TAR con sentenza passata in giudicato, che aveva ritenuto necessaria la preventiva autorizzazione paesaggistica e aveva escluso la regolarizzabilità postuma delle opere ai sensi dell’art. 167 del d.lgs. 42/2004, in quanto comportanti aumento di volume e superficie, stabile trasformazione dell’area, modifica della destinazione della corte esterna e incremento del carico urbanistico. Successivamente, il Comune aveva adottato il provvedimento impugnato, valorizzando il parere favorevole della commissione locale per il paesaggio e ritenendo decorso il termine per il parere della Soprintendenza. La ricorrente ha dedotto: 1) violazione del divieto di sanatoria paesaggistica postuma per interventi comportanti nuovi volumi e superfici, nonché inapplicabilità dell’art. 36-bis del d.P.R. 380/2001; 2) difetto di motivazione e di istruttoria, per avere il Comune fatto riferimento al parere della commissione locale senza autonoma valutazione paesaggistica; 3) violazione del giudicato formatosi sulla precedente sentenza del TAR, che aveva escluso la possibilità di regolarizzazione paesaggistica delle medesime opere.

La decisione

Il TAR ha accolto il terzo motivo, ritenendolo fondato e assorbente, e ha annullato il provvedimento comunale. La precedente sentenza del TAR, resa tra le stesse parti e passata in giudicato, aveva già stabilito che le opere oggetto della SCIA in sanatoria non erano suscettibili di accertamento di compatibilità paesaggistica ai sensi dell’art. 167 del d.lgs. 42/2004, poiché determinavano una trasformazione permanente dell’assetto del territorio, un aumento di superficie e volume utile, l’asservimento esclusivo di un’area comune e un incremento del carico urbanistico. Il nuovo provvedimento comunale, dichiarando invece la compatibilità paesaggistica delle stesse opere, si poneva in palese contrasto con il giudicato e ne vanificava gli effetti. L’amministrazione è tenuta a conformarsi alla decisione passata in giudicato e non può adottare atti successivi incompatibili con la situazione giuridica definitivamente accertata. Gli altri motivi sono stati assorbiti. Il Comune di Agropoli è stato condannato al pagamento delle spese processuali in favore della ricorrente, liquidate in euro 2.000 oltre accessori; le spese nei confronti delle altre parti sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 167 d.lgs. 42/2004

    La compatibilità paesaggistica postuma è esclusa per opere che abbiano prodotto una significativa trasformazione dello stato dei luoghi, con aumento di volume e superficie utile e alterazione permanente dell’assetto paesaggistico; nel caso deciso, la precedente sentenza aveva definitivamente escluso la sanabilità delle opere.

  • art. 167, comma 5, d.lgs. 42/2004

    La disciplina del procedimento di accertamento della compatibilità paesaggistica e dei termini per il parere della Soprintendenza non consente al Comune di adottare un provvedimento incompatibile con il giudicato formatosi sulla non sanabilità delle opere.

  • art. 36-bis d.P.R. 380/2001

    La ricorrente ne ha dedotto l’inapplicabilità alle opere che avrebbero richiesto il permesso di costruire; il TAR non ha esaminato il motivo, ritenendo assorbente la violazione del giudicato.

Massime di principio

  • Il giudicato amministrativo fa stato tra le parti sulla situazione giuridica definitivamente accertata e vincola l’amministrazione nella successiva riedizione del potere.
  • L’amministrazione non può adottare un nuovo provvedimento che, pur formalmente riferito a un procedimento diverso, riconosca la sanabilità o compatibilità di opere già ritenute dal giudice insuscettibili di regolarizzazione, perché tale atto vanifica gli effetti del giudicato.
  • Quando una precedente sentenza passata in giudicato ha escluso, per le caratteristiche concrete delle opere, la possibilità di accertamento della compatibilità paesaggistica ai sensi dell’art. 167 del d.lgs. 42/2004, il Comune non può riesaminare la medesima fattispecie per pervenire a una conclusione opposta.
  • La presenza di opere stabilmente ancorate al suolo, destinate a esigenze permanenti, comportanti aumento di volume o superficie, trasformazione della destinazione dell’area e incremento del carico urbanistico costituisce, secondo l’accertamento giudiziale vincolante, elemento incompatibile con la sanatoria paesaggistica postuma prevista dall’art. 167 del d.lgs. 42/2004.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria paesaggisticaAbusi edilizi e sanzioniGiudizio di ottemperanza
RamiBeni culturali e paesaggioEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiEffetto conformativo e riedizione del potereNullità del provvedimentoPrincipio di legalità e tipicità

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