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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35143/2025 del 28/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, sostenendo: 1) che la coltivazione era lecita ai sensi della legge n. 242/2016 (soglie THC) e che vi è travisamento della prova sulla determinazione del principio attivo (contrasti fra analisi di polizia e analisi di parte, errori di calcolo nella consulenza); 2) errore nell'applicazione dell'aggravante per ingente quantità ai sensi dell'art. 80, comma 2, d.P.R. 309/1990, per un presunto errore decimale nella quantificazione del THC che porterebbe la quantità sotto la soglia di 2 kg; 3) vizio di motivazione sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.) nonostante la collaborazione e la consegna di documentazione. La difesa rileva inoltre inesattezze nella qualificazione dei reperti e nella valutazione documentale richiesta dalla legge n. 242/2016.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il primo motivo nella parte in cui è formulato (problemi di prospettazione e mancata dimostrazione della decisività del travisamento probatorio) e ha confermato i principi richiamati in merito alla possibile illiceità della coltivazione in assenza della documentazione di tracciabilità richiesta dalla legge n. 242/2016. Tuttavia la Corte ha accolto il secondo motivo relativo ad un errore materiale/di calcolo nella consulenza che ha influito sulla determinazione dell'ingente quantità: ha annullato la sentenza impugnata limitatamente all'applicazione dell'aggravante per ingente quantità e ha disposto il rinvio al giudice di merito per la sola valutazione relativa a tale aggravante. Il terzo motivo è stato assorbito. Quindi la condanna sostanziale rimane, ma l'aggravante viene riesaminata in sede di merito.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, commi 1 e 4

    Norma penale che punisce detenzione e coltivazione di sostanze stupefacenti; comma 4 contempla l'aggravante per ingente quantità. La Corte ha confermato la responsabilità ai sensi di questa norma sulla base del valore del THC e dell'assenza della documentazione prescritta dalla legge n. 242/2016

  • Legge 2 dicembre 2016, n. 242, art. 4, commi 5 e 7

    Stabilisce soglie di contenuto di principio attivo (THC) per le varietà di canapa ritenute lecite; la Corte ha richiamato che tali soglie concernono il contenuto nelle coltivazioni e non automaticamente nei derivati, e che l'assenza di documentazione può rendere comunque illecita la coltivazione

  • Legge 2 dicembre 2016, n. 242, art. 3

    Prevede obblighi di tracciabilità e documentazione per la coltivazione lecita di canapa; la mancata produzione dei cartellini/registri previsti è stata ritenuta dalla Corte di merito elemento che esclude la liceità della coltivazione

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 80, comma 2

    Disciplina le circostanze aggravanti legate a quantità 'ingente'; la Corte di Cassazione ha rilevato un errore di calcolo nella consulenza che ha alterato la misura del principio attivo e ha pertanto annullato la sentenza limitatamente a tale aggravante

  • Codice penale, art. 62-bis

    Prevede le circostanze attenuanti generiche; la difesa aveva chiesto il riconoscimento per collaborazione e buona fede, richiesta che però è risultata assorbita dalla decisione di merito

  • Giurisprudenza di legittimità: Sez. U, n. 30475 del 30/05/2019 (Castignani)

    Sez. U, n. 30475 del 30/05/2019

    Precedente di Sezioni Unite secondo cui la commercializzazione dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L. (foglie, infiorescenze, olio, resina) integra il reato di cui all'art. 73 DPR 309/1990 anche se il contenuto di THC è inferiore alle soglie della L. 242/2016, salvo che i derivati siano dimostrabilmente privi di efficacia drogante

Massime di principio

  • In casi di coltivazione di canapa, la mera esibizione di buste di semi o fatture non basta: la piena documentazione di tracciabilità prevista dalla legge n. 242/2016 (es. cartellini, registri) è determinante per qualificare la coltivazione come lecita
  • Discrepanze fra analisi di parte e analisi ufficiali possono essere rilevanti ma, in Cassazione, il travisamento probatorio va prospettato dimostrando la sua decisività nella motivazione; i profili meramente fattuali difficilmente comportano l'annullamento se non chiaramente determinanti
  • Errori materiali o di calcolo nella consulenza tecnica che incidono sulla quantificazione del principio attivo possono influire sull'applicazione dell'aggravante per ingente quantità e sono sindacabili in sede di legittimità fino al punto di annullare e rinviare la valutazione al merito
  • La commercializzazione di derivati della canapa è pericolosa sul piano penale anche se la percentuale di THC sembra rientrare nei limiti della legge 242/2016; per escludere il reato occorre provare che i derivati siano privi di efficacia drogante
  • In Cassazione è rischioso riformulare i motivi in termini sostanzialmente diversi rispetto a quanto sviluppato in grado di appello: le modifiche sostanziali di prospettazione possono portare a inammissibilità dei motivi
  • Quando si contesta la quantificazione del principio attivo, è importante contestare la catena di custodia, la procedura analitica e fornire elementi chiari e decisivi che mettano in dubbio il risultato tecnico per ottenere un'efficace tutela

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