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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33412/2024 del 03/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava il rigetto, operato dal giudice dell'esecuzione, della richiesta di applicazione della disciplina della continuazione ex art. 671 c.p.p. con riguardo a più reati giudicati con distinte sentenze irrevocabili. Si denunciava inosservanza ed errata applicazione della legge penale perché il G.i.p. avrebbe motivato in modo apodittico, senza valutare adeguatamente gli indici esteriori della unitarietà del disegno criminoso (omogeneità dei reati, medesima modalità esecutiva: stessa sostanza stupefacente, ristretto arco temporale, e possibile errore nella determinazione del tempus commissi delicti).

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: ha ritenuto la motivazione dell'ordinanza impugnata incongrua e priva di una effettiva valutazione dei singoli fatti. Ha annullato l'ordinanza e disposto la trasmissione degli atti al G.i.p. del Tribunale di Napoli Nord, in diversa composizione fisica, per un rinnovato esame della richiesta di applicazione della continuazione, secondo i principi di diritto richiamati (valutazione degli indici esteriori della preordinazione e riconsiderazione dei fatti giudicati).

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Il giudice dell'esecuzione può applicare in executivis la continuazione per più sentenze irrevocabili contro la stessa persona e rideterminare le pene sulla base dei criteri della norma; l'esistenza di un disegno unitario va desunta, di regola, da indici esteriori (distanza cronologica, modalità, tipologia dei reati, bene tutelato, omogeneità, causalità, condizioni di tempo e luogo) e richiede una riconsiderazione dei fatti giudicati.

  • art. 81 cod. pen.

    La continuazione implica il rapporto descritto nell'art. 81 c.p. (unità di disegno criminoso) e perciò la verifica della unitarietà progettuale degli illeciti è requisito indispensabile per l'applicazione della disciplina del reato continuato.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 183 del 03/07/2013

    sent. n. 183/2013 Corte Cost.

    In caso di annullamento di ordinanze in materia di applicazione della disciplina della continuazione in sede esecutiva, il rinvio deve avvenire a giudice di diversa composizione fisica; la Corte ha diritto di disporre il nuovo esame da parte di diverso G.i.p.

Massime di principio

  • La richiesta di applicazione della continuazione in sede esecutiva (art. 671 c.p.p.) richiede che il giudice dell'esecuzione compia una valutazione motivata e specifica dei fatti oggetto delle sentenze, non una mera enunciazione dei requisiti.
  • L'esistenza di un "medesimo disegno criminoso" si desume da indici esteriori e cumulativi (temporalità ravvicinata, omogeneità dei fatti, stessa modalità esecutiva, identità o analogia dell'oggetto del reato, condizioni di tempo e luogo); nessun indice singolo è decisivo, occorre valutazione complessiva.
  • Se il giudice dell'esecuzione motiva in modo apodittico o non valuta i singoli elementi, l'ordinanza può essere annullata e gli atti rimessi per nuovo esame a G.i.p. in diversa composizione, secondo la giurisprudenza costituzionale.
  • Il ricorrente dovrebbe documentare con precisione gli indici esteriori rilevanti (es. date, modalità operative, natura dello stupefacente, riferimenti alle sentenze pregresse) affinché il giudice dell'esecuzione possa effettuare la riconsiderazione richiesta.
  • Errori nella determinazione del tempus commissi delicti o omissioni sulla valutazione modale delle condotte possono essere decisivi: il giudice deve spiegare come valuta tali elementi nel giudizio di continuazione.

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