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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51636/2023 del 29/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario per presunto errore di fatto nella decisione della Corte di Cassazione che aveva dichiarato inammissibile il ricorso di ROLLA avverso la sentenza della Corte d'Appello di Caltanissetta. Il ricorrente contestava la ritenuta sua appartenenza al sodalizio capeggiato da LIARDO Nicola, deducendo che le intercettazioni citate in giudizio dimostravano la sua estraneità e una sopravvenuta frattura con i cognati IEVA Manuel e IEVA Vincenzo; in particolare richiamava due conversazioni intercettate che, a suo dire, smentivano la valutazione della Corte sulla sua disponibilita verso l'associazione e sul ruolo familiare ritenuto funzionale alla gestione del traffico di droga.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario. Ha ritenuto che le doglianze del ricorrente non riguardassero errori percettivi o materiali ricompresi nell'art. 625-bis c.p.p., ma critiche valutative e di fatto riconducibili a una diversa interpretazione delle prove, ossia a errori di giudizio non rimediabili con il mezzo straordinario. La Corte ha osservato che la Quarta Sezione aveva valorizzato altre risultanze probatorie e avevano fornito un apparato argomentativo privo di profili di irrazionalita, quindi le contestazioni del ricorrente sarebbero soltanto una richiesta di riesame della valutazione probatoria. Conseguentemente il ricorso e stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, artt. 73 e 74

    Le norme sul traffico e la detenzione di stupefacenti sono state richiamate come reati oggetto del procedimento; la Corte territoriale aveva riqualificato e dichiarato prescritti alcuni reati ai sensi dell'art. 73 comma 5

  • art. 625-bis c.p.p.

    Norma che disciplina il ricorso straordinario per errore materiale o di fatto contro le decisioni della Corte di Cassazione. La Corte ha interpretato la norma in senso restrittivo: il rimedio e ammesso solo per errori materiali o per percezioni fuorviate (svista, equivoco su atti interni) e non per differenze di valutazione o per travisamento probatorio riconducibile a errori di giudizio

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è ammesso solo per errori materiali o di percezione (es. svista, trascrizione erronea, equivoco su atti): non è lo strumento per contestare valutazioni probatorie o ricostruzioni logiche compiute dal giudice di legittimità.
  • Se la censura riguarda la diversa interpretazione di intercettazioni, dichiarazioni o composizione probatoria, si tratta in genere di errore di giudizio non sindacabile con il ricorso per errore di fatto; occorre invece impugnare con i normali mezzi di impugnazione o dimostrare un errore percettivo/materiale concreto.
  • Per ottenere ammissibilita del ricorso straordinario è necessario indicare in modo puntuale e oggettivo la causa dell'errore (ad es. trascrizione errata, documento omesso) e non solo proporre una diversa lettura delle stesse prove.
  • La mancata partecipazione all'udienza senza richiesta di rinvio non rafforza la posizione del ricorrente; le Corti valorizzano l'esistenza di un apparato argomentativo coerente e privo di irrazionalità per escludere l'errore di fatto.
  • La proposta abusiva del rimedio (quando infondata) può comportare la condanna alle spese e l'irrogazione della somma alla Cassa delle Ammende; pertanto valutare attentamente la natura della censura prima di proporre il ricorso straordinario.

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