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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32266/2022 del 02/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che, in parziale accoglimento dell'appello dell'indagato, aveva confermato il sequestro preventivo limitatamente a due somme rinvenute nei locali dell'esercizio commerciale (euro 1.350 nell'ufficio e euro 1.235 nel bagno) in relazione al reato di detenzione illecita di stupefacenti. Il ricorrente deduceva vizio di motivazione per contraddittorietà e illogicità: sosteneva che il locale era uno spazio angusto (salone di barbiere) dove era impossibile tenere il denaro lontano da occhi indiscreti, che la motivazione non spiegava perché quelle somme dovessero essere considerate provento di recenti cessioni di droga e non forniva elementi che giustificassero l'assunto sul nesso con l'attività illecita.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero, in realtà, contestazioni di merito e di logica motivazionale non proponibili in sede di legittimità ex art. 325 c.p.p., essendo consentito il ricorso per Cassazione contro ordinanze di sequestro preventivo solo per violazione di legge o per vizi motivazionali radicali (mancanza assoluta o motivazione meramente apparente). La Corte ha rilevato che il Tribunale del riesame aveva fornito una motivazione completa, coerente e plausibile, che aveva spiegato il periculum in mora, il nesso di pertinenzialità tra il denaro e l'attività di spaccio (anche alla luce del rinvenimento dello stupefacente negli stessi locali) e l'ascrivibilità dell'illecito all'indagato. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990 (norma sostanziale sugli stupefacenti)

    art. 7:3 d.P.R. n. 309 del 1990

    La norma è invocata per qualificare il reato contestato (detenzione illecita di stupefacenti) e giustificare il sequestro preventivo delle somme ritenute provento o pertinenti all'illecito.

  • codice di procedura penale

    art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti del ricorso per Cassazione contro provvedimenti in materia di sequestro preventivo: è ammesso per violazione di legge, comprendendo errores in iudicando o in procedendo e vizi motivazionali così radicali da rendere la motivazione del tutto mancante o priva dei requisiti minimi.

  • codice di procedura penale

    art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Individua tra i motivi di ricorso per Cassazione la doglianza relativa a motivazione illogica o contraddittoria; la Corte sottolinea però che l'illogicità/contraddittorietà non possono essere invocate generichemente in mancanza del motivo specifico previsto.

Massime di principio

  • Il ricorso per Cassazione contro ordinanze di sequestro preventivo è ammesso principalmente per violazione di legge o per vizi motivazionali radicali (mancanza assoluta o motivazione meramente apparente); le mere contestazioni di logica o di valutazione del merito probatorio sono, di norma, inammissibili.
  • Le doglianze che consistono nel proporre una diversa lettura del materiale probatorio o nel criticare la valutazione degli elementi di fatto spettano al giudizio di merito e non alla Cassazione, salvo che non siano ricondotte a un motivo specifico di cui all'art. 606 c.p.p.
  • Per sostenere l'illegittimità del sequestro in Cassazione è necessario dimostrare una violazione normativa o che la motivazione sia del tutto mancante o priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza; la sola contraddittorietà apparente non basta.
  • Quando il denaro è stato rinvenuto insieme allo stupefacente e/o nascosto in locali dell'attività, il giudice può ritenere plausibile il nesso di pertinenzialità e il periculum in mora, giustificando il sequestro preventivo delle somme ritenute provento.
  • In situazioni simili, la difesa dovrebbe documentare concretamente l'origine lecita delle somme (contabilità, scontrini, dichiarazioni, prove di incassi leciti) o proporre nei gradi di merito strategie processuali idonee a contestare il nesso causale, e se intende puntare sulla contraddittorietà della motivazione deve formulare il motivo specifico previsto per la Cassazione.

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