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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46246/2022 del 07/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

MRT S.r.l. ha impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di riesame contro il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente disposto sul conto della società in relazione al reato di indebita compensazione (art. 10-quater d.lgs. 74/2000) ascritto, tra gli altri, a Elio Marchetti. Il ricorso in Cassazione deduceva: (1) incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria di Civitavecchia in favore di Viterbo o, in subordine, di Roma; (2) illegittimità del sequestro sui beni della società terza rispetto agli indagati, per carenza di prova dell'interposizione fittizia o della effettiva disponibilità dei fondi da parte del soggetto indagato, nonché per difetto di individuazione analitica dei beni oggetto di sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il primo motivo ritenendo corretta la determinazione della competenza territoriale: per i reati tributari si applicano le regole specifiche dell'art. 8 d.lgs. 74/2000 e, ove pertinente, il criterio del luogo di accertamento (art. 18 d.lgs. 74/2000); nel caso concreto il luogo di consumazione è stato individuato nello studio che ha trasmesso i modelli F24 e le indagini sono state valutate dalla Guardia di Finanza di Ladispoli. Il secondo motivo è stato invece accolto: la Corte ha ritenuto insufficiente la sola delega ad operare sul conto intestato alla società per comprovare, ai fini del sequestro per equivalente, la disponibilità delle somme da parte dell'indagato amministratore. Occorrevano ulteriori elementi che dimostrassero l'uso delle somme per finalità personali o estranee all'attività sociale. Per tali ragioni la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale del Riesame di Roma perché riesamini la questione alla luce dei principi indicati.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 8

    Salvo quanto previsto dai commi 2 e 3, se la competenza per territorio per i delitti previsti dal presente decreto non puo' essere determinata a norma dell'articolo 8 del codice di procedura penale, e' competente il giudice del luogo di accertamento del reato. (comma 1) Per i delitti previsti dal capo I del titolo II il reato si considera consumato nel luogo in cui il contribuente ha il domicilio fiscale. (comma 2) ... nel caso previsto dal comma 2, se le fatture o gli altri documenti per operazioni inesistenti sono stati emessi o rilasciati in luoghi rientranti in diversi circondari, e' competente il giudice di uno di tali luoghi in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato.

    La Corte conferma che l'art. 8 d.lgs. 74/2000 detta regole specifiche per la competenza territoriale: prima si applicano i commi 2 e 3, poi il criterio residuale del luogo di accertamento. Il luogo di residenza dell'indagato (art. 9 c.p.p.) non prevale qui.

  • D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10-quater, comma 2

    Norma sostanziale del reato contestato (indebita compensazione). La Corte ricorda che il reato si consuma al momento della presentazione dell'ultimo modello F24 relativo all'anno interessato, pertanto la determinazione del luogo di consumazione rileva per la competenza.

  • D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 18, comma 1

    Stabilisce il criterio del luogo di accertamento come criterio determinativo della competenza territoriale residuale per i reati tributari; la Corte lo richiama per confermare la competenza di Civitavecchia quando l'accertamento è stato effettivamente svolto da un ufficio o da un reparto investigativo.

  • Codice di procedura penale, art. 8

    Regola generale sulla competenza per territorio che, se applicabile, individua il luogo di consumazione del reato quale criterio principale; rimane richiamato dall'art. 8 d.lgs. 74/2000 quando i commi specifici non si applicano.

  • Codice di procedura penale, art. 321, comma 2

    Norma che disciplina il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente: il provvedimento cautelare può essere disposto quando sussistono i presupposti e la misura è proporzionata.

  • Codice penale, art. 322-ter (richiamato nei principi sulla disponibilita')

    La Corte richiama la nozione giurisprudenziale di 'disponibilità' di beni come condizione per il sequestro preventivo: la delega ad operare può indicare disponibilità ma, se il conto è intestato a una società, occorrono elementi aggiuntivi che dimostrino l'effettivo esercizio di poteri uti dominus.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiami: Sez. 3 n. 23046/2020, Sez. 2 n. 29692/2019, Sez. 3 n. 23039/2020, e altri)

    La Corte distingue precedenti: la mera delega e' sufficiente a provare disponibilita' quando il conto e' intestato a una persona fisica diversa dall'indagato; invece, quando il conto e' intestato a una societa' di cui l'indagato e' amministratore, la delega non prova di per se' la disponibilita' per fini personali e sono necessari elementi concreti di utilizzo dei fondi per fini estranei all'attività sociale.

Massime di principio

  • Competenza territoriale nei reati tributari: applicare prima le regole specifiche dell'art. 8 d.lgs. 74/2000 (commi 2 e 3), poi il criterio generale dell'art. 8 c.p.p.; il luogo di accertamento (sede dell'ufficio che ha compiuto una valutazione effettiva) può essere decisivo quando il reato non rientra nei casi tassativi dei commi specifici.
  • Il luogo di residenza dell'indagato (art. 9 c.p.p.) non prevale automaticamente nelle ipotesi regolate dall'art. 8 d.lgs. 74/2000; bisogna guardare alla normativa speciale e all'effettiva attività di accertamento.
  • Sequestro di somme intestate a una societa' il cui amministratore e' indagato: la sola delega ad operare non e' di per sé sufficiente a dimostrare la disponibilita' delle somme per finalita' personali. L'Accusa deve fornire elementi concreti (es. prelievi per fini personali, bonifici a terzi estranei, operazioni avulse dall'oggetto sociale, documentazione che dimostri l'uso personale) che rendano probabile l'effettiva disponibilita'.
  • Onere probatorio in sede cautelare: per colpire beni di terzi estranei al reato (es. societa'), il giudice cautelare deve essere convinto della ragionevole probabilita' che le somme siano profitto del reato o abbiano formato oggetto di distrazione; occorre una ricostruzione fattuale non meramente assertiva.
  • Nelle impugnazioni in Cassazione la sindacabilità dei fatti e delle valutazioni probatorie e' limitata: la Corte verifica l'esatta applicazione del diritto e la correttezza dei principi adottati dal giudice di merito, ma non puo' sostituirsi al giudice di fatto nel riesame integrale delle prove.
  • Prassi consigliata per difesa e accusa: l'accusa dovrebbe documentare collegamenti concreti tra operazioni societarie e profitti illeciti prima di richiedere sequestri societari; la difesa dovrebbe dimostrare l'autonomia societaria e l'assenza di spostamenti patrimoniali a fini personali ovvero proporre misure alternative e meno invasive.

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