Cassazione Penale, Sentenza n. 26973/2025 del 23/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la conferma della condanna relativa al reato continuato previsto dall'art. 7, comma 1, d.l. n. 4/2019 per false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del reddito di cittadinanza (dichiarare di essere unico componente del nucleo familiare e di non svolgere attività lavorativa). In cassazione deduceva: (i) violazione di legge sostenendo che il reato era stato successivamente abrogato dall'art. 1, comma 317, legge n. 197/2022; (ii) vizio di motivazione e carenza del dolo specifico, contestando la valenza probatoria degli elementi che avrebbero dimostrato convivenza e attività lavorativa.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul profilo della abrogazione normativa ha seguito l'indirizzo secondo cui l'abrogazione dell'art. 7 d.l. n. 4/2019 non comporta applicazione della lex mitior per i fatti commessi nella vigenza della norma, per effetto delle disposizioni transitorie e in considerazione della successiva normativa incriminatrice (art. 8 d.l. 4/2023). Quanto alla doglianza motivazionale, la Corte ha ritenuto generico il motivo e comunque manifestamente infondato, confermando la valutazione dei giudici di merito che hanno rilevato una serie di risultanze convergenti: presenza del ricorrente nell'abitazione di DI PRIMA Giuseppina (immobile I.A.C.P.), dichiarazione di domicilio in quella abitazione, accertato esercizio dell'attività di venditore ambulante e presenza del furgone da lavoro presso l'immobile. La Corte ha inoltre confermato l'esistenza del dolo specifico e la funzionalizzazione delle dichiarazioni al fine dell'ottenimento del beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 7 d.l. 28/01/2019 n. 4 (conv. con modificazioni dalla L. 28/03/2019 n. 26)
riferimento alla fattispecie di dichiarazioni false finalizzate all'ottenimento del reddito di cittadinanza
la norma incriminatrice riguarda le false dichiarazioni sul nucleo familiare e sulla mancanza di attività lavorativa; la Corte ha ritenuto che, pur essendo in seguito abrogata, la sua applicazione resti operativa per i fatti commessi durante la vigenza della disciplina salvo le disposizioni transitorie
art. 1, commi 317 e 318, Legge 29/12/2022 n. 197
richiamata nel ricorso (comma 317) e nella giurisprudenza (comma 318) circa l'abrogazione della fattispecie
la Corte ha esaminato l'abrogazione operata dalla legge finanziaria e, seguendo la giurisprudenza di legittimità, ha ritenuto che la deroga alla lex mitior risultante dalla disposizione transitoria sia plausibilmente giustificata e non irragionevole, preservando la punibilità per i fatti commessi fino al termine di efficacia della norma abrogata
art. 8 d.l. 4/05/2023 n. 48 (conv. con modificazioni dalla L. 03/07/2023 n. 85)
nuova incriminazione riferita ad analoghi benefici introdotti in sostituzione del reddito di cittadinanza
la Corte ha richiamato la nuova disciplina incriminatrice come elemento di coordinamento cronologico che giustifica il mantenimento della tutela penale durante la fase di transizione tra i regimi
art. 2, comma secondo, cod. pen.
principio di retroattività della lex mitior
il principio generale che la legge penale più favorevole si applica retroattivamente è stato valutato rispetto alla disposizione abrogatrice e alle transizioni normative; la Corte ha ritenuto che, per le specifiche ragioni di coordinamento e transitorietà, la deroga alla lex mitior non presenti profili di irragionevolezza
Giurisprudenza: Sez. 3, n. 7541 del 24/01/2024 (Picciano) e Sez. 3, n. 39155 del 24/09/2024 (Manco)
citazioni di precedenti orientamenti della Corte di Cassazione
la Corte si è uniformata a precedenti decisioni che hanno già affrontato il tema dell'abrogazione dell'art. 7 e della sua efficacia transitoria, confermando l'interpretazione adottata
Massime di principio
- L'abrogazione di una norma penale non determina automaticamente l'applicazione della lex mitior se la legge stessa o la giurisprudenza ritiene giustificata una disciplina transitoria che mantiene la punibilità per fatti commessi durante la vigenza della norma.
- In tema di false dichiarazioni finalizzate a benefici assistenziali, le risultanze convergenti di circostanze (convivenza attestata, dichiarazioni di domicilio, elementi materiali quali veicoli da lavoro, accertamento dell'attività lavorativa) possono costituire prova sufficiente della non veridicità delle dichiarazioni e del dolo specifico.
- In cassazione i motivi generici o meri rilievi difensivi non supportati da indicazioni precise sulla violazione di legge o sull'erroneità della motivazione di merito sono frequentemente dichiarati inammissibili.
- La contestazione sull'elemento psicologico (assenza di dolo specifico) richiede una critica puntuale e motivata alla valutazione probatoria dei giudici di merito; obiezioni apodittiche difficilmente superano il vaglio di legittimità.
- Prima di promuovere impugnazioni per sopravvenuta abrogazione normativa è necessario valutare attentamente le disposizioni transitorie e l'esistenza di nuove fattispecie incriminatrici che possano giustificare la conservazione della punibilità.
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