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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41189/2024 del 08/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione tra fatti oggetto di distinte decisioni irrevocabili, sostenendo una "continuità evolutiva" della sua partecipazione: prima al gruppo legato a Carmine Alfieri e poi al clan Russo, operanti nello stesso territorio; la difesa ha sostenuto che tali vicende costituiscono espressione di un medesimo disegno criminoso unitario con adattamenti nel tempo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, ritenendo che la questione protesa dal ricorrente richiedeva una rivalutazione di fatto non consentita in sede di legittimità. Il Collegio ha confermato che, pur operando nello stesso territorio, le compagini associative si sono succedute con assetti organizzativi e vertici diversi, e manca la prova di una "unica deliberazione" iniziale che avesse programmato, almeno nelle linee essenziali, la pluralità di reati. Ha quindi rigettato la richiesta di riconoscimento della continuazione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla sanzione pecuniaria di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen. (associazione di stampo mafioso)

    I reati oggetto delle decisioni sono qualificati come associazione di stampo mafioso; l'appartenenza a tali reati non basta di per sé a fondare la continuazione se manca l'unità di disegno criminoso.

  • art. 81 cod. pen., comma 2 (continuazione)

    La continuazione richiede una "medesimezza del disegno criminoso e deliberazione unitaria"; va ricercata l'unità di ideazione sin dal momento iniziale delle condotte, almeno nelle linee essenziali.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la sanzione pecuniaria a carico del difensore/ricorrente per la proposizione di ricorso manifestamente infondato; la Corte ha applicato tale norma determinando la multa di euro 3.000.

  • Giurisprudenza richiamata: Sez. Un. n. 28659 del 18.5.2017 e altre decisioni di legittimità

    I precedenti richiamati precisano i criteri per il riconoscimento della continuazione anche in sede esecutiva: omogeneità dei delitti e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità e sistematicità, e la necessità che i successivi reati risultassero programmati almeno nelle loro linee essenziali al momento del primo.

Massime di principio

  • La continuazione richiede una prova indiziaria dell'unità di disegno criminoso: non basta la mera reiterazione di condotte delittuose o una generica "scelta di vita" criminale.
  • Il giudice (anche dell'esecuzione) deve valutare tempi, modalità, omogeneità dei beni protetti, contiguità spazio-temporale e programmazione iniziale delle condotte; l'accertamento è tipicamente indiziario e si fonda sui nessi esteriori tra i fatti.
  • La partecipazione a gruppi diversi nel tempo, anche nello stesso territorio, con assetti organizzativi e vertici differenti, rende difficile il riconoscimento della continuazione senza elementi che attestino una deliberazione unitaria originaria.
  • La nozione di "disegno criminoso" può ammettere adattamenti pratici nel corso del tempo, ma deve emergere una pianificazione comune almeno in linee generali al momento del primo fatto.
  • In cassazione non sono ammesse rivalutazioni di fatto: i motivi che chiedono una diversa lettura probatoria già compiuta in merito sono spesso dichiarati inammissibili per manifesta infondatezza.
  • Proporre ricorsi manifestamente infondati può comportare la condanna alle spese e sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto è importante che il ricorso segnali profili di diritto rilevanti e non solo contestazioni ricostruttive dei fatti.

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