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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22393/2023 del 24/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto fondati i motivi che impugnavano la gravità indiziaria: le captazioni indicate non sono risultate idonee, in modo non apodittico, a dimostrare la partecipazione associativa del ricorrente né la sussistenza dell'aggravante mafiosa. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale di Catanzaro per nuovo esame ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato l'applicazione degli arresti domiciliari per reati connessi ad associazione (art. 416 e 416-bis.1 c.p.). Il ricorso contestava la carenza e l'insufficienza della motivazione in ordine alla gravità indiziaria, l'uso apodittico di alcune captazioni come prova di partecipazione associativa e di manomissione di slot machines, la mancata considerazione delle spiegazioni difensive (rapporto di lavoro con Chiaradia, assenza di prova di rapporto mafioso di Vozza), nonché l'erronea attribuzione dell'aggravante mafiosa e la mancata valutazione di circostanze attenuanti (incensuratezza e distanza temporale dei fatti).

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 416

    La Corte ha ritenuto che le emergenze captative non giustificassero, in modo non apodittico, l'imputazione di partecipazione all'associazione criminale rispetto al ricorrente.

  • Codice penale, art. 416-bis.1

    L'aggravante mafiosa non è stata ritenuta provata: mancava un chiaro e specifico riscontro del collegamento mafioso (anche riguardo al ruolo del terzo Vozza) e della consapevolezza del ricorrente sulla finalizzazione dei proventi all'associazione.

  • Codice di procedura penale, art. 309, comma 7

    Applicata per disporre il rinvio del procedimento al Tribunale di Catanzaro per un nuovo giudizio sulla misura cautelare, a seguito dell'annullamento dell'ordinanza.

  • Codice di procedura penale, artt. 274 lett. c) e 275

    Richiamati dalla difesa in ordine alla valutazione delle esigenze cautelari (tenuto conto dell'incensuratezza e della risalenza temporale), ma il motivo è stato ritenuto assorbito; la Corte ha però sottolineato l'obbligo del giudice del riesame di valutare compiutamente tali circostanze.

Massime di principio

  • Per l'adozione o la conferma di una misura cautelare personale è necessaria una gravità indiziaria concreta e non apodittica: le captazioni vanno interpretate nel loro contesto e richiedono elementi di riscontro che escludano spiegazioni alternative lecite (es. rapporto di lavoro).
  • La sola propagazione di conversazioni captate non è sufficiente a fondare la partecipazione associativa o l'aggravante mafiosa; occorre dimostrare specifici collegamenti strutturali e la consapevolezza dell'appartenenza o della destinazione mafiosa dei proventi.
  • Il giudice deve affrontare e motivare esplicitamente le deduzioni difensive rilevanti (versione dell'indagato, documentazione contrattuale, contesti lavorativi) e non può limitarsi a richiamare pedissequamente precedenti argomentazioni genetiche senza confronto critico.
  • Elementi come l'incensuratezza dell'indagato e la distanza temporale dei fatti sono fattori di valutazione della proporzionalità della misura cautelare e devono essere considerati nel bilanciamento delle esigenze cautelari.
  • Se la motivazione della misura risulta carente sotto profili fondamentali (es. mancata dimostrazione della gravità indiziaria o dell'aggravante), la Corte può annullare e disporre il rinvio per nuovo esame, lasciando al giudice di merito l'onere di un'ulteriore istruttoria e motivazione.
  • Nelle indagini basate su intercettazioni, è necessario cercare riscontri probatori ulteriori e valutare la funzione e la natura delle comunicazioni (escludendo inferenze gratuite sulla partecipazione a condotte illecite quando esistono spiegazioni alternative plausibili).

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