Cassazione Civile, Sentenza n. 32795/2024 del 16/12/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Controversia relativa all'adempimento di un contratto preliminare di compravendita. Memeuro chiedeva la pronuncia di risoluzione del preliminare per inadempimento di Alcorinvest e il risarcimento dei danni (differenza di prezzo, spese di adeguamento, provvigioni, interessi), oltre al riconoscimento della trattenuta della caparra. Alcorinvest contestava, eccependo l'inadempimento di Memeuro per la mancata consegna del certificato di collaudo statico, chiedendo di essere dichiarata legittimata a recedere dal preliminare e il risarcimento danni. In primo grado il Tribunale rigettò entrambe le domande; la Corte d'appello di Milano confermò il rigetto. Memeuro ricorse per cassazione deducendo sei motivi, essenzialmente fondati su carenze e contraddizioni della motivazione della Corte d'appello, omissione di decisione su singoli mezzi di gravame e errata applicazione delle norme sulla buona fede, sulla valutazione comparativa dei reciproci inadempimenti e sul recesso/caparra.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Memeuro, ritenendo infondati i sei motivi. In particolare la Corte ha ritenuto che: la motivazione della Corte d'appello era sufficiente rispetto al "minimo costituzionale" (art. 111 Cost.) e non risultava perplessa, inesistente o meramente apparente; la Corte d'appello aveva effettivamente esaminato e valutato il reciproco inadempimento delle parti e aveva motivato la comparazione degli inadempimenti; l'affermazione di violazione dei doveri di buona fede in capo ad Alcorinvest non imponeva automaticamente l'annullamento del suo rifiuto a stipulare senza una valutazione comparativa che, in effetti, era stata compiuta dal giudice di merito; la richiesta di recesso di Alcorinvest poteva ritenersi esercitata in modo implicito nelle difese e nelle domande riconvenzionali (anche in relazione alla caparra confirmatoria). Perciò il rigetto dell'appello veniva confermato. Memeuro è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio di legittimità (liquidate in €12.000,00 compensi, €200,00 esborsi e accessori di legge al 15%) e dovrà adempiere agli eventuali ulteriori versamenti del contributo unificato previsti dal D.P.R. n.115/2002.
Norme richiamate
Richiamato in relazione alla domanda iniziale di sentenza per la risoluzione per inadempimento: norma utilizzata come riferimento alla materia della risoluzione contrattuale, posto che la parte aveva inizialmente chiesto pronuncia ex art. 2932 c.c.
Usato per descrivere l'esercizio dello ius variandi da parte dell'attrice che, in corso di causa, ha riformulato le proprie domande chiedendo la risoluzione del preliminare per inadempimento della controparte.
art. 360 c.p.c. (comma 1, n. 4 e n. 3)
Richiamato in relazione ai motivi di cassazione sulla nullità ed errata applicazione della legge. La Corte precisa i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione (solo vizio del "minimo costituzionale"), e sul tema della corretta applicazione di norme di diritto in relazione alla valutazione di merito.
art. 132 c.p.c. (comma 2, n. 4)
Norma che prescrive il dovere motivazionale del giudice. La Corte ha ritenuto rispettato il requisito dell'intelligibilità della motivazione da parte della Corte d'appello, salvo i casi estremi previsti dalla giurisprudenza.
Richiamato insieme all'art. 132 c.p.c. per i criteri di motivazione; la Corte ha ritenuto che non sussistessero vizi tali da incidere sul minimo costituzionale.
art. 111 Cost. (comma 6)
Criterio costituzionale del "minimo" della motivazione: la Corte di legittimità esercita il controllo solo in presenza di motivazione totalmente mancante, meramente apparente, contraddittoria o perplessa in modo oggettivamente incomprensibile.
Norme sui doveri generali di diligenza e buona fede contrattuale: la Corte territoriale aveva rilevato violazioni di tali doveri da parte di Alcorinvest (per non avere chiesto il certificato), ma la Cassazione ha ricordato che la sussistenza della violazione non esclude la necessità di valutare comparativamente gli inadempimenti.
Richiamato dalla ricorrente per sostenere che la violazione della buona fede avrebbe dovuto escludere illegittimità del rifiuto di adempiere; la Corte ha risposto che, nei contratti a prestazioni corrispettive, bisogna comparare gli inadempimenti reciproci per decidere sull'eventuale effetto impeditivo del rifiuto.
Richiamata tra le norme invocate in relazione alle conseguenze dell'inadempimento e delle clausole risolutive, con riferimento alla disciplina della risoluzione e delle conseguenze negoziali.
Norma sul principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato: la Corte ha ritenuto che la Corte d'appello non abbia omesso di decidere sulle questioni rilevanti, avendo dichiarato l'assorbimento di alcuni motivi in funzione della valutazione complessiva degli inadempimenti.
Richiamati nella critica della ricorrente circa la natura recettizia del recesso. La Cassazione ha però richiamato la giurisprudenza secondo cui, in presenza di una domanda sostanziale volta a ottenere gli effetti del recesso (es. restituzione doppia della caparra), il recesso può ritenersi implicitamente esercitato anche se non formalmente comunicato.
Norma sulla caparra confirmatoria: la Corte ha richiamato l'orientamento secondo cui la domanda giudiziale riferita alla doppia caparra può comportare il riconoscimento implicito del recesso da parte dell'adempiente e la richiesta delle relative conseguenze.
D.P.R. n. 115/2002, art. 13 (comma 1-bis e 1-quater)
Norme sul contributo unificato: la Corte ha ordinato che, essendo il ricorso proposto dopo il 30/1/2013, sussistono i presupposti per l'eventuale versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato da parte della ricorrente.
Massime di principio
- In casi di inadempimenti reciproci in contratti a prestazioni corrispettive il giudice deve effettuare una comparazione di merito fra le condotte per stabilire quale inadempimento sia prevalente e abbia effettivamente alterato il sinallagma: tale valutazione di fatto è insindacabile in Cassazione se adeguatamente motivata.
- Il sindacato di legittimità sulla motivazione è ormai limitato al cosiddetto "minimo costituzionale": la sentenza impugnata deve essere viziata da motivazione totalmente mancante, meramente apparente, perplessa o contraddittoria in modo oggettivamente incomprensibile perché la Cassazione possa annullarla per vizio di motivazione.
- La mera affermazione di violazione dei doveri di buona fede non determina automaticamente la prevalenza dell'adempimento dell'altra parte: occorre valutare complessivamente gli eventi, i tempi e la gravità degli inadempimenti di entrambe le parti.
- Una richiesta giudiziale volta a ottenere gli effetti tipici del recesso (per esempio la condanna al pagamento del doppio della caparra confirmatoria) può essere interpretata come esercizio implicito del recesso anche in assenza di una formale comunicazione preventiva, secondo consolidata giurisprudenza.
- Le censure di omissione di pronuncia o di carenza motivazionale devono essere fondate su elementi che emergono dal testo della decisione impugnata; non basta contestare la valutazione di fatto compiuta dal giudice del merito.
- Le spese di lite e gli oneri connessi (contributo unificato) possono essere aggravati in sede di cassazione: il ricorrente soccombente può essere condannato alle spese di legittimità e a ulteriori versamenti previsti dalla normativa sul contributo unificato.
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