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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20881/2025 del 04/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Brescia che aveva revocato gli arresti domiciliari di Mauro Galeazzi (misura disposta per il reato di scambio elettorale politico-mafioso ai sensi dell'art.416-ter c.p.), sostenendo che la motivazione del Tribunale fosse contraddittoria e manifestamente illogica. In particolare il PM ha contestato che il Tribunale avrebbe interpretato in modo difforme le intercettazioni attribuendo a Stefano Tripodi (presunto promotore dell'associazione di 'ndrangheta) un significato probatorio diverso rispetto alle affermazioni di Galeazzi, e che ciò abbia portato al rigetto dell'ipotesi dell'accettazione della promessa di voti da parte di Galeazzi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo prospettato dal Procuratore si risolvesse in una diversa valutazione delle risultanze probatorie, cosa non consentita in sede di legittimità salvo che la motivazione del giudice di merito sia manifestamente illogica o irragionevole. La Corte ha valutato che l'interpretazione delle intercettazioni operata dal Tribunale (distinguendo due momenti conversazionali e ritenendo insufficienti le parole di Galeazzi a dimostrare un'effettiva accettazione dell'offerta di voti) non fosse manifestamente illogica né irragionevole, per cui il gravame del PM non poteva essere accolto.

Norme richiamate

  • art. 416-ter cod. pen.

    scambio elettorale politico-mafioso

    Il reato richiede l'accordo tra chi offre voti (es. soggetti vicini alla mafia) e chi li riceve (il candidato). La Corte ha ritenuto che mancassero gravi indizi relativi all'accettazione da parte di Galeazzi, elemento necessario per configurare il reato

  • art. 310 cod. proc. pen.

    appello in sede di riesame

    Norma procedurale che legittima il riesame delle misure cautelari davanti al Tribunale; qui ha costituito il fondamento dell'ordinanza di revoca impugnata

  • Giurisprudenza richiamata (Sez.3, n. 44938 del 5/10/2021, Rv. 282337)

    principio sul sindacato della Cassazione nei giudizi di legittimità

    Stabilisce che la Cassazione non può rimettere in discussione la valutazione del merito sui fatti o delle intercettazioni se non quando la motivazione del giudice di merito sia manifestamente illogica o irragionevole; principio applicato per dichiarare inammissibile il ricorso

Massime di principio

  • In procedimenti cautelari per scambio elettorale politico-mafioso è essenziale provare non solo l'offerta di voti ma anche l'effettiva accettazione/accordo da parte del candidato; mere affermazioni interlocutorie del candidato possono non essere sufficienti a fondare la misura cautelare
  • La valutazione delle intercettazioni è questione di merito: la Corte di legittimità interviene solo se la motivazione del giudice di merito è manifestamente illogica o irragionevole
  • Un ricorso per cassazione che mira a ottenere una diversa lettura delle risultanze probatorie (senza dimostrare illogicità manifesta) è inammissibile
  • È rilevante il contesto e la temporalità delle conversazioni intercettate (es. momenti distanziati e cambiamenti di contenuto) per valutare se esista un impegno concreto e programmato del candidato
  • Per resistere con successo a misure cautelari in casi simili, il difensore può puntare a dimostrare la mancanza di elementi che attestino l'impegno concreto o il collegamento diretto tra promesse di voto e concessioni di favori/partecipazione ad appalti

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