Cassazione Penale, Sentenza n. 20156/2024 del 21/05/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello contestando in massima parte la qualificazione giuridica della condotta contestata nel capo a) come delitto di estorsione (art. 629 c.p.), sostenendo che le condotte dovevano essere ricondotte ad altre fattispecie (art. 393 c.p., art. 610 e art. 636 c.p.) o al tentativo; hanno dedotto vizio di motivazione per mancata considerazione della sentenza del giudice di pace che aveva assolto per pascolo abusivo e per la pretesa sussistenza di una convinzione di esercizio di un diritto (scriminante putativa, art. 51 c.p.); hanno poi censurato la distribuzione dell'onere della prova (ritenendo che l'accusa avrebbe dovuto provare l'assenza del presunto contratto agrario) e la corretta applicazione/quantificazione delle circostanze attenuanti e aggravanti (in particolare l'aggravante della più persone riunite ai sensi dell'art. 628, comma 3 n.1 c.p. e la mancata valutazione della diminuzione per lieve entità alla luce della sentenza Corte Cost. 120/2023).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei ricorsi e quindi ha confermato la responsabilità penale dei due imputati per il delitto di estorsione aggravata contestato sub a) (confermata in sostanza la ricostruzione dei fatti dei giudici di merito: uso di violenza/minacce per ottenere la disponibilità del fondo). Tuttavia la Corte ha annullato parzialmente la sentenza impugnata limitatamente al giudizio di bilanciamento ex art. 69 c.p. (ossia la ponderazione tra aggravanti e attenuanti) in relazione all'applicazione dell'aggravante della più persone riunite, ritenendo che la Corte d'appello ha motivato erroneamente il diniego della prevalenza delle attenuanti generiche. Per tale motivo la Cassazione ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Catania per un nuovo giudizio di bilanciamento. Tutti gli altri profili di ricorso sono stati respinti e le affermazioni di responsabilità sono state dichiarate irrevocabili; sono state inoltre confermate le statuizioni civili e condannati i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
La Corte ha confermato che gli elementi materiali e psicologici dell'estorsione (violenza/minaccia diretta a conseguire la disponibilità del bene senza titolo) risultano integrati dai fatti e hanno escluso la ricostruzione alternativa prospettata dalle difese
Richiamato dalla difesa come fattispecie alternativa; la Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano correttamente escluso tale qualificazione
La presunta scriminante putativa (esercizio di un diritto) invocata in relazione all'assoluzione per pascolo abusivo non è stata ritenuta idonea a negare il dolo estorsivo rilevato dai giudici penali
La Corte ha ritenuto infondata la riconduzione delle condotte nella fattispecie della violenza privata in luogo dell'estorsione, sulla base della ricostruzione complessiva degli elementi
Analogamente, la tesi che gli atti integrassero solo invasione di terreno è stata respinta come incompatibile con la prova del dolo estorsivo acquisita in giudizio
art. 628, comma 3, n. 1 cod. pen.
L'aggravante per il concorso di più persone è stata ritenuta applicata ma la Corte d'appello ha motivato erroneamente nel negare la prevalenza delle attenuanti; la Cassazione ha annullato limitatamente al bilanciamento tra circostanze
La Corte ha chiarito che la valutazione comparativa delle circostanze è normativa generale e che la motivazione della Corte d'appello, nel sostenere un 'divieto' di prevalenza, è giuridicamente errata; ciò ha giustificato l'annullamento limitato e il rinvio per nuovo giudizio di bilanciamento
La Corte ha ritenuto che la diminuente della lieve entità, anche dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2023, non fosse applicabile alla fattispecie in considerazione delle modalità, reiterazione e offensività della condotta
Corte Costituzionale 120/2023
Richiamata come criterio interpretativo (estensione della lieve entità anche a reati tradizionalmente esclusi); la Corte di Cassazione ha però stabilito che, per i fatti in esame, la lieve entità non può trovare applicazione
La Corte ha esteso gli effetti dell'annullamento (limitato al bilanciamento) anche all'altro imputato, applicando il principio di estensione previsto dalla norma
artt. 187, 192, 125 comma 3 cod. proc. pen.
Richiamati dalle difese con riferimento a vizi procedurali e di onere probatorio; la Corte ha ritenuto tali censure inammissibili o infondate nella sostanza
Massime di principio
- La qualificazione tra estorsione e altre fattispecie violente dipende essenzialmente dalla prova del dolo: la convinzione soggettiva dell'agente di esercitare un diritto può escludere il dolo estorsivo solo se adeguatamente dimostrata; sentenze civili o assoluzioni per reati minori non dispongono automaticamente in senso favorevole alla difesa penale
- Se l'imputato usa violenza o minacce per ottenere la disponibilità di un bene senza titolo, i giudici penali tendono a ritenere integrata l'estorsione anche se esistono controversie civili sulla titolarità del diritto
- La distribuzione dell'onere della prova resta a carico dell'accusa per gli elementi costitutivi del reato; le deduzioni difensive che richiedono la prova di circostanze finite in contenziosi civili devono essere supportate da elementi probatori specifici nel processo penale
- L'aggravante per il concorso di più persone e le attenuanti (comprese quelle recenti ricomprese dall'intervento della Corte Costituzionale) richiedono un corretto e motivato bilanciamento: errori di motivazione in questa fase possono determinare annullamenti parziali limitati al profilo della pena
- Un annullamento della Cassazione limitato al giudizio di bilanciamento comporta normalmente il rinvio esclusivamente sulla fase di determinazione della pena; la responsabilità penale sostanziale può restare irrevocabile se le altre censure sono respinte
- In ipotesi di contestazioni multiple e sovrapposte (penale e civile), è necessario produrre e valorizzare elementi che mostrino chiaramente la convinzione soggettiva dell'esercizio di un diritto (documenti contrattuali, atti processuali, comportamenti coerenti) per orientare favorevolmente la qualificazione penale
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