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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 238/2024 del 03/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugna l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per i reati di associazione mafiosa (art. 416-bis), estorsione (art. 629) e trasferimento fraudolento di valori/intestazione fittizia (art. 512-bis) con aggravamenti ex art. 416-bis.1 e contesta: (i) la carenza e la scorretta utilizzazione di una sentenza non definitiva (procedimento "Costa Pulita") per affermare l'esistenza e l'operatività del sodalizio nel periodo pertinente; (ii) la mancata individuazione del periodo temporale e dei soggetti coinvolti nella consorteria; (iii) l'assenza di argomentazioni individualizzate che colleghino la ricorrente alla struttura mafiosa (mancanza di apporto concreto, di ruolo stabile e dinamico); (iv) la genericità delle trascrizioni intercettative utilizzate dal Tribunale senza contestualizzazione né indicazione degli elementi indiziari specifici; (v) la mancata dimostrazione della condotta costrittiva e del contributo della ricorrente nell'ipotesi estorsiva; (vi) l'insufficienza probatoria in ordine all'intestazione fittizia e alla provenienza delle risorse nonché al dolo specifico richiesto dall'art. 512-bis; (vii) la sproporzione e la presunzione nella valutazione delle esigenze cautelari, senza considerare la risalenza del fatto e la regolare attività lavorativa della Bonavita.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i primi, secondi e quarti motivi di ricorso (quelli relativi alla gravità indiziaria per i reati di cui agli artt. 416-bis, 629 e 512-bis), rilevando una motivazione complessivamente inadeguata dell'ordinanza impugnata: mancata indicazione del capo di imputazione provvisoria e del periodo temporale, uso di brani intercettati privi di contestualizzazione e di argomentazione individualizzata, omissione della prova degli elementi essenziali (apporto concreto e stabile alla vita del sodalizio per 416-bis; condotta costrittiva e nesso causale per l'estorsione; provenienza delle risorse e dolo specifico per 512-bis). Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Catanzaro per nuovo esame ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La partecipazione ad associazione mafiosa richiede la prova di un inserimento stabile e funzionale del soggetto nella struttura organizzativa, con un 'apporto concreto' alla vita dell'associazione; non è sufficiente mera contiguità familiare o occasionali contatti

  • art. 629 cod. pen.

    L'estorsione richiede la condotta costrittiva che determini la vittima a consegnare denaro o altri beni; per l'accertamento indiziario occorre mostrare l'autore della condotta costrittiva e il nesso causale con il pagamento

  • art. 512-bis cod. pen.

    Il trasferimento fraudolento di valori/intestazione fittizia richiede, oltre alla mera disponibilità del bene, indizi sulla provenienza delle risorse impiegate e il dolo specifico dirette a eludere misure di prevenzione o a favorire organizzazioni criminali; non è sufficiente dimostrare solo la gestione occulta o la disponibilità d'uso

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante che qualifica i reati quando siano commessi in relazione o in favore di organizzazioni mafiose; la sua applicazione dipende dalla prova dell'effettivo legame aggravante con la consorteria, che va specificamente motivata

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    La presunzione prevista per le esigenze cautelari non può sostituirsi ad una valutazione concreta e individualizzata; il giudice deve considerare la risalenza delle condotte e i comportamenti successivi (assenza di altri fatti, regolare attività lavorativa)

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la competenza al nuovo esame dopo annullamento dell'ordinanza in sede di Cassazione: rinvio al Tribunale competente per riesame

Massime di principio

  • Il giudice delle misure cautelari deve sempre indicare chiaramente il capo di imputazione provvisoria, il periodo temporale e i soggetti cui si riferisce l'accusa: la mancanza di tali elementi rende la motivazione viziata
  • Per configurare la partecipazione a un'associazione mafiosa (art. 416-bis) non bastano legami familiari, contiguità o scambi occasionali: è necessario dimostrare un inserimento stabile e un apporto concreto, anche minimo ma riconoscibile, alla vita e alle funzioni dell'organizzazione
  • Nelle ipotesi di estorsione (art. 629) l'accertamento indiziario deve evidenziare la condotta costrittiva, il suo autore e il nesso causale con il pagamento; la semplice conoscenza del trasferimento di denaro non è sufficiente
  • Per il reato di trasferimento fraudolento di valori (art. 512-bis) occorre dimostrare, anche in sede cautelare, la provenienza delle risorse impiegate e l'esistenza del dolo specifico volto ad eludere misure o ad agevolare ilittuose finalità patrimoniali; la mera gestione occulta o la disponibilità non bastano
  • L'uso di intercettazioni richiede contestualizzazione: brani estrapolati senza indicazione del contesto, dei partecipanti e del significato concreto non possono costituire prova idonea a fondare la gravità indiziaria
  • La valutazione delle esigenze cautelari non può fondarsi su presunzioni astratte: il giudice deve considerare elementi concreti e recenti (assenza di fatti successivi, attività lavorativa, tempi della condotta) prima di confermare misure restrittive gravi come la custodia in carcere

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