Cassazione Penale, Sentenza n. 37167/2025 del 13/11/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Pirola era stato condannato in abbreviato per il reato di furto (art. 624-bis c.p.) per essersi impossessato strappando il cellulare di Giada Vinci dalle mani della vittima; impugnava sostenendo che i beni non fossero mai usciti dalla sfera di dominio della persona offesa e che, perciò, il fatto dovesse essere riqualificato come tentativo o non ritenuto consumato (richiamo all'art. 56 c.p.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la ricostruzione dei giudici di merito: il furto è stato ritenuto consumato poiché l'imputato si era impossessato dei beni, occultandoli sulla propria persona, anche se non si era allontanato dal luogo della sottrazione; rigettata la richiesta di riqualificazione come tentativo. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
reato di cui all’art. 624-bis cod. pen.
Il reato di furto si considera consumato quando l'agente consegue il possesso esclusivo della res, anche se per breve tempo e nello stesso luogo in cui è stata sottratta; il nascondere l'oggetto sulla propria persona integra lo spossessamento e quindi la consumazione.
La norma sul tentativo non opera quando è accertato l'impossessamento materiale della cosa da parte dell'agente; pertanto la difesa che invocava la riqualificazione in tentativo è stata respinta.
art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.
articolo 606, comma 1, lettera e), cod. proc. pen.
Limita il sindacato della Cassazione: non è consentita una rivalutazione dei fatti o delle prove già valutate dal giudice del merito; la Corte verifica solo la legittimità e la logicità della motivazione.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alla sintesi dei motivi di ricorso, come disposizione procedurale sul contenuto e forma del ricorso per cassazione.
Corte Cost. sent. n. 186 del 13/6/2000
Corte Cost. sent. n. 186 del 13/6/2000
Richiamata in tema di condanna alla Cassa delle ammende, indicante che la sanzione puo' essere disposta salvo assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità; qui la Corte ha ritenuto non sussistere tale assenza di colpa.
Massime di principio
- L'impossessamento materiale della cosa sottratta, anche se breve e senza allontanamento dal luogo del fatto, può integrare il furto consumato se l'agente realizza dominio esclusivo (es. occultamento sulla persona).
- La circostanza che la res rimanga nella sfera di vigilanza della vittima o possa essere prontamente recuperata non esclude automaticamente la consumazione del reato.
- La distinzione tra tentativo e consumazione si fonda sull'effettivo spossessamento: se l'agente esercita potere sulla cosa (anche temporaneo) mediante occultamento, generalmente si configura il reato consumato.
- In Cassazione non è consentita una nuova valutazione delle prove o una riconsiderazione fattuale: le censure devono mirare a vizi di diritto o di motivazione, non a chiedere una diversa lettura delle risultanze probatorie.
- In procedimenti abbreviati la conferma in appello della valutazione probatoria rende più difficile il sindacato di legittimità, salvo errori di diritto o profili di illogicità manifesti nella motivazione.
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