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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 14113/2024 del 21/05/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Caterina Pipia ha impugnato la sentenza del Tribunale di Palermo che aveva dichiarato la lesione della quota di legittima spettante a Maria Pipia in relazione a una donazione di un terreno da parte della madre Angela Di Giacinto, chiedendo la riduzione della donazione. In primo grado il Tribunale aveva quantificato la lesione e disposto la riduzione; Caterina ha proposto appello principale lamentando, in particolare, l'erronea quantificazione del controvalore dell'usufrutto attribuito a Maria (si sosteneva che il valore fosse circa €61.814,00 e non €3.870,00) e la carenza della motivazione della Corte d'appello. In cassazione sono stati dedotti due motivi: omissione/contraddittorietà della motivazione su punto decisivo e violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. relativi alla valutazione delle prove documentali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello proposto da Caterina Pipia avverso la sentenza non definitiva n. 1482/2010 del Tribunale di Palermo, rilevando che la ricorrente, pur avendo formulato riserva di impugnazione differita all'udienza, aveva comunque introdotto un appello immediato contro una pronuncia espressamente qualificata nel provvedimento come non definitiva. Per tale motivo l'impugnazione era inammissibile ai sensi dell'art. 340, comma 2, c.p.c.; la Corte ha inoltre confermato l'inefficacia dell'impugnazione incidentale tardiva, ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di appello e di legittimità nelle somme indicate, disponendo anche l'eventuale versamento aggiuntivo del contributo unificato ai sensi dell'art. 13 D.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 340 c.p.c.

    L'appello immediato è inammissibile quando la parte si sia riservata l'impugnazione differita: la Corte ha applicato la norma per dichiarare inammissibile l'appello proposto contro una sentenza qualificata come non definitiva dal primo giudice

  • artt. 115 e 116 c.p.c.

    Richiamati dalla ricorrente come norme sui mezzi di prova e sulla valutazione della prova documentale; la Corte di Cassazione non ha affrontato nel merito la presunta violazione perché ha ritenuto inammissibile l'impugnazione per ragioni processuali

  • art. 13 D.P.R. n. 115/2002

    La Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto per il ricorso

Massime di principio

  • Se in udienza si formula riserva di impugnazione differita, non è possibile proporre in seguito un appello immediato contro la stessa pronuncia non definitiva: l'appello risulterà inammissibile per violazione dell'art. 340 c.p.c.
  • La qualificazione della sentenza come 'non definitiva' da parte del primo giudice e la rinuncia o la riserva di impugnazione condizionano i termini e la modalità di esercizio del gravame; bisogna attendere la pronuncia definitiva per impugnare validamente, salvo che non si tratti di provvedimenti immediatamente impugnabili per legge
  • Le doglianze sulla valutazione delle prove o sulla motivazione del giudice di merito possono essere fondate, ma se l'impugnazione è inammissibile per vizi processuali queste questioni non saranno esaminate nel merito dalla Corte di cassazione
  • L'impugnazione incidentale tardiva, proposta oltre i termini o in presenza delle riserve contrarie, è generalmente inefficace; occorre curare la tempestività e la forma dell'impugnazione principale e incidentale
  • In contenziosi successori dove si discute la quantificazione dei valori (es. controvalore dell'usufrutto), è essenziale raccogliere e produrre in grado prima tutti gli elementi probatori e, in appello, articolare specificamente i punti di critica rispetto alla motivazione del primo grado per evitare l'eccezione di genericità

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