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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41299/2022 del 02/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la conferma in appello della condanna per incendio doloso: (1) vizio di qualificazione giuridica (si censurava che il fatto andava qualificato come danneggiamento con incendio consequenziale, art.424 cp, e non come incendio doloso, art.423 cp); (2) difetto di motivazione sull'aggravante di aver diretto l'attività dei concorrenti (art.112 cp), contestando che i contatti, i compensi e le intercettazioni fossero insufficienti a provare un ruolo direttivo; (3) nullità per applicazione della misura di sicurezza (assegnazione a casa di lavoro) in mancanza di contestazione dei requisiti per la dichiarazione di delinquenza abituale e dell'attuale pericolosità sociale (richiamo a artt.215-216 e 102 e ss. cp).

La decisione

Il ricorso è stato respinto. Sulla qualificazione: la Cassazione ha ritenuto corretta la qualificazione per incendio (art.423), rilevando che la condotta materiale (versamento di un rilevante quantitativo di liquido infiammabile e conseguente rapida saturazione) dimostra la volontà di cagionare l'incendio e non solo il danneggiamento. Sull'aggravante: i giudici di merito hanno valutato complessivamente elementi quali frequenza dei contatti, estraneità territoriale degli esecutori, retribuzione e la dichiarazione del Leone ("Io ha fatto per me") come idonei a comprovare il ruolo direttivo; la Cassazione ha ritenuto la motivazione aderente ai limiti del sindacato di legittimità. Sulla misura di sicurezza: la Cassazione ha ritenuto infondata la censura sulla nullità poiché la contestazione dei presupposti risultava nell'imputazione e, comunque, la mancata tempestiva eccezione in sede di appello ha sanato la presunta carenza; pertanto la misura applicata è stata confermata. Condanna alle spese processuali a carico del ricorrente (art.616 c.p.p.); nulla a rimborso per la parte civile non comparsa.

Norme richiamate

  • art. 423 cod. pen.

    Norma relativa all'incendio doloso; la Corte ha interpretato la fattispecie alla luce dell'elemento soggettivo dimostrato dalla condotta (quantitativo di liquido infiammabile) e ha ritenuto sussistente la volontà di cagionare l'incendio.

  • art. 424, comma secondo, cod. pen.

    Norma sul danneggiamento seguito da incendio; la difesa la invocava per sostenere che l'incendio fosse conseguenza non voluta, ma la Corte ha ritenuto che l'oggettività della condotta escludesse la qualificazione come semplice danneggiamento.

  • art. 112 cod. pen.

    Aggravante per aver diretto l'attività di altri concorrenti; la Corte ha ritenuto che elementi fattuali (contatti, compensi, dichiarazioni del ricorrente, estraneità territoriale degli esecutori) fossero idonei a comprovare il ruolo direttivo.

  • art. 215 e art. 216 cod. pen.

    Norme relative all'applicazione delle misure di sicurezza e ai casi di delinquenza abituale; la Corte ha confermato l'applicazione dell'assegnazione a casa di lavoro ritenendo inesistente o sanata la manchevolezza contestata circa la correlazione accusatoria.

  • art. 102-108 cod. pen.

    Richiamate in tema di dichiarazione di delinquenza abituale e dei relativi presupposti; la Corte ha ritenuto che i requisiti fossero stati contestati nell'imputazione e che la mancata tempestiva eccezione ne abbia fatto venire meno la rilevanza per cassazione.

  • art. 180 cod. proc. pen.

    Principio secondo cui l'eccezione di nullità relativa deve essere proposta tempestivamente (entro la deliberazione della sentenza di appello); la Cassazione ha richiamato questo principio per escludere la nullità dedotta in cassazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che autorizza la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata con condanna del ricorrente al pagamento delle spese.

Massime di principio

  • La distinzione tra incendio doloso (art.423) e danneggiamento seguito da incendio (art.424) si basa non solo sull'esito (l'incendio) ma sull'elemento soggettivo desumibile dalla condotta: modalità, mezzi e quantità di accelerante possono rivelare la volontà di cagionare l'incendio.
  • Per dimostrare un'aggravante di direzione/organizzazione di terzi è necessario valutare il quadro probatorio nel suo complesso: frequenza dei contatti, utilità economica/compensi, estraneità territoriale degli esecutori e dichiarazioni del presunto mandante possono concorrere a comprovare il ruolo direttivo.
  • Le censure processuali sulla mancata contestazione dei presupposti per l'applicazione di misure di sicurezza possono essere in parte precluse o ritenute sanate se non sollevate tempestivamente nei termini processuali (es. durante la deliberazione della sentenza di appello), ai sensi della giurisprudenza sul principio di correlazione tra accusa e sentenza.
  • In sede di legittimità il sindacato sulla motivazione è limitato: la Cassazione verifica la logicità e la completezza della motivazione dei giudici di merito, non rivaluta direttamente la prova; una motivazione complessiva e coerente dei fatti che colleghi elementi concreti al giudizio è normalmente sufficiente a superare il controllo di legittimità.
  • Quando si valutano ruoli di mandante/organizzatore, indizi come pagamenti successivi all'azione e affermazioni del presunto mandante possono assumere rilievo probatorio rilevante se inseriti in un quadro fattuale coerente.

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