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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41813/2024 del 13/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Salerno che aveva rigettato il riesame avverso l'ordinanza del G.I.P. che applicava ad Antonio Malafronte gli arresti domiciliari per importazione dal Canada di kg 1,168 di marijuana (società importatrice: Malafronte Group A.M. s.r.l.). Il ricorso in Cassazione contestava la sussistenza di attuali e concrete esigenze cautelari e la motivazione del Tribunale, denunciando che la valutazione del pericolo di reiterazione era apparente e non aveva tenuto conto della personalità dell'indagato (incensurato), del tempo trascorso dai fatti (aprile 2023) e della sua condotta successiva (assunzione di lavoro dipendente nel settore della vigilanza privata da ottobre 2023 in provincia di Treviso)

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto congruente e sufficiente la motivazione del Tribunale, che aveva valutato la persistente esigenza cautelare alla luce dell'inserimento del ricorrente in un consolidato circuito criminale volto all'esfiltrazione di ingenti partite di stupefacenti dal porto di Salerno e della frequenza dei rapporti con soggetti dediti a tali attività. La Corte ha inoltre considerato il tempo trascorso (circa un anno) come non tale da escludere automaticamente l'esigenza cautelare. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle Ammende

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990 (t.u. stupefacenti), artt. 73 e 80

    art. 73, comma 4; art. 80, comma 2

    Norme sostanziali che definiscono la fattispecie contestata (importazione di sostanze stupefacenti) e giustificano la gravità delle accuse che hanno rilevanza nella valutazione delle esigenze cautelari

  • codice di procedura penale, art. 274, lett. c)

    art. 274, lett. c), cod. proc. pen.

    Il Tribunale deve valutare tutti gli elementi indicati da questa norma per decidere la misura cautelare; la Corte ha ritenuto che il giudice di merito abbia correttamente considerato tali elementi (pericolosità, relazioni, ruolo nel circuito criminale)

  • codice di procedura penale, art. 125, comma 3

    art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Principio del dovere di motivazione degli atti giurisdizionali; la Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata fosse adeguatamente motivata

  • codice di procedura penale, art. 275, comma 3

    art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Riguarda le presunzioni assolute o relative nella materia cautelare; la Corte ha richiamato che, al di là di dette presunzioni, il giudice deve comunque motivare la scelta della misura

  • codice di procedura penale, art. 292, comma 2, lett. c)

    art. 292, comma 2, lett. c), cod. proc. pen.

    Il tempo trascorso dalla commissione del reato è un elemento da valutare: maggiore distanza tende ad affievolire le esigenze cautelari, ma non determina automaticamente l'inefficacia della misura se persistono elementi di pericolosità

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U.)

    Sez. U., n. 11 del 22/03/2000; Sez. U., n. 40538 del 24/09/2009

    Richiami giurisprudenziali sui limiti del controllo della Corte in materia cautelare: la Cassazione verifica la congruenza e la logicità della motivazione del giudice di merito sia sulla gravità indiziaria sia sulla sussistenza delle esigenze cautelari

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione, in materia di misure cautelari, svolge un controllo di legittimità limitato alla congruenza e sufficienza della motivazione del giudice di merito; non rientra nel sindacato di merito riformare valutazioni probatorie di fatto.
  • La mera incensuratezza o l'avvenuto inserimento in attività lavorativa non escludono automaticamente l'esigenza cautelare: rilevano la natura e la persistenza dei rapporti con soggetti dediti ad attività criminali e la gravità dell'indagine.
  • Il tempo intercorso dalla commissione del reato è un elemento rilevante ma va ponderato insieme ad altri fattori (frequenza dei contatti con il circuito criminale, ruolo ricoperto, concrete possibilità di reiterazione); la distanza temporale attenua le esigenze cautelari ma non le azzera di per sé.
  • Per impugnare con successo una misura cautelare in Cassazione occorre evidenziare vizi di motivazione specifici e rilevanti (omissioni, illogicità, contraddizioni) e non limitarsi a censure di merito o a generiche argomentazioni sulla personalità dell'imputato.
  • In presenza di contestazioni per traffici di rilevante entità il giudice di merito può legittimamente fondare la misura su valutazioni aggregate circa l'esistenza di un "circuito" criminale e sui rapporti tra indagati, purché la motivazione renda esplicito il nesso logico tra elementi indiziari e misura adottata.

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