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Sentenza

Sentenza del 21/06/2016 n. 12780 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’Agenzia aveva notificato un accertamento per l’anno d’imposta 2000, ai fini IVA, IRPEF e IRAP, facendo ricorso agli studi di settore nonostante la contabilità formalmente regolare. R.P. sosteneva che lo scostamento fosse dovuto all’errata indicazione, nella dichiarazione, delle rimanenze finali relative a opere, forniture e servizi pluriennali: l’importo era stato riportato al rigo RG7 anziché al rigo RG8. Contestava inoltre che la CTR avesse ritenuto insufficiente il prospetto delle opere in corso e avesse richiesto fatture per provare la durata ultrannuale dei lavori, lamentando violazione delle norme sulla determinazione del reddito e sulla rettificabilità della dichiarazione, nonché carenze motivazionali.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso e confermato la decisione della CTR della Campania, sezione distaccata di Salerno, che aveva parzialmente accolto l’appello dell’Agenzia rispetto alla sentenza della CTP di Avellino e confermato l’accertamento. La Corte ha ritenuto legittimo esigere elementi documentali ulteriori quando il prospetto previsto dall’art. 60, comma 6, TUIR non consente di verificare che l’opera fosse effettivamente ultrannuale; il prospetto non costituisce prova necessariamente esaustiva, e non sono indispensabili in ogni caso proprio le fatture. Il ricorrente è stato condannato alle spese del giudizio di Cassazione, liquidate in euro 3.000, oltre spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 60, commi 1 e 6 (nel testo applicabile; oggi art. 93)

    Tale ragionamento, ad avviso del Collegio, non contrasta con la previsione del richiamato comma 6, poichè tale disposizione non esaurisce la prova relativa al carattere ultrannuale delle opere oggetto del contratto di appalto che, ove non chiare e dimostrative, devono essere integrabili attraverso ulteriori documenti, anche se non necessariamente attraverso le fatture, come affermato nella sentenza impugnata in questa sede.

    Il prospetto da allegare alla dichiarazione, pur essendo quello previsto dalla legge, non prova automaticamente che i lavori abbiano durata ultrannuale. Se il suo contenuto non è chiaro e dimostrativo, il contribuente deve poterlo integrare con ulteriori documenti; la prova non deve però necessariamente consistere nelle fatture.

  • D.L. 30 agosto 1993, n. 331, artt. 62-bis e 62-sexies, convertito dalla L. 29 ottobre 1993, n. 427

    La decisione dà atto dell’accertamento fondato sugli studi di settore e della sua conferma, ma non enuncia una specifica interpretazione di queste disposizioni: il principio decisivo riguarda la prova del carattere ultrannuale delle opere ai sensi del TUIR.

Massime di principio

  • Quando il contribuente invoca un errore dichiarativo relativo a rimanenze di lavori pluriennali, deve dimostrare non soltanto la correttezza dell’importo, ma anche che le opere erano effettivamente pattuite con oggetto unitario e tempi di esecuzione ultrannuali.
  • Il prospetto fiscale delle opere in corso è un elemento probatorio rilevante, ma non necessariamente sufficiente: se non consente di verificare la durata ultrannuale, può essere richiesta documentazione integrativa.
  • L’Amministrazione o il giudice possono richiedere prove ulteriori, ma non è legittimo considerare le fatture l’unico mezzo di prova possibile; possono essere valutati altri documenti idonei.
  • La sola affermazione di avere collocato una voce nel rigo errato della dichiarazione non neutralizza l’accertamento basato sugli studi di settore: occorre documentare in modo verificabile i fatti contabili e la loro incidenza sul reddito.

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