Cassazione Civile, Ordinanza n. 06913/2025 del 15/03/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
Un proprietario privato aveva adito il Tribunale di Como per ottenere l'accertamento dell'esatta estensione dell'area pubblica antistante il suo immobile, sostenendo che una porzione di suolo fosse in realtà di sua proprietà e non demaniale. Chiedeva, conseguentemente, che l'Agenzia del Demanio provvedesse alle variazioni catastali e che fossero dichiarati non dovuti al Comune i canoni richiesti per l'occupazione di aree che, secondo la sua prospettazione, erano state erroneamente incluse nel mappale demaniale. Il Tribunale aveva però declinato la competenza in favore del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche, ritenendo che la controversia imponesse l'accertamento dei limiti dell'alveo lacuale e quindi dell'appartenenza dell'area al demanio idrico. Con il ricorso per regolamento di competenza, il ricorrente deduceva che la lite poteva essere decisa sulla base di atti pubblici e di un muro spondale indicato come confine, senza necessità di indagini tecnico-idrauliche, sicché la competenza sarebbe spettata al giudice ordinario; sosteneva inoltre che solo la necessità di accertamenti tecnici sull'ubicazione dell'alveo giustificherebbe la competenza del Tribunale delle Acque.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il regolamento di competenza. Ha affermato che, nelle controversie relative ai limiti dell'alveo e delle sponde di corsi d'acqua pubblici, il criterio di riparto tra giudice ordinario e Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche dipende dalla necessità o meno di svolgere indagini tecniche per stabilire se l'area rientri nel demanio idrico. Poiché nella specie vi era contestazione sull'appartenenza della porzione di terreno all'alveo lacuale e l'incertezza derivava da atti amministrativi contrastanti, la causa richiedeva un accertamento tecnico sulla delimitazione del confine idraulico; ne è derivata la conferma della competenza del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese in favore di entrambe le amministrazioni resistenti ed è stato dato atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 140, lett. b, R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775
Attribuisce al Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche la competenza sulle controversie relative ai limiti dei corsi o bacini d'acqua, ai loro alvei e sponde; la competenza ricorre quando sia necessario accertare tecnicamente l'appartenenza dell'area al demanio idrico.
Richiamato come rito introduttivo del giudizio di merito di primo grado da cui è sorta la lite.
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002
Consente di dare atto, in caso di rigetto dell'impugnazione, della sussistenza dei presupposti per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
art. 3, R.D. 1 dicembre 1895, n. 726
Richiamato come base del decreto prefettizio di delimitazione della spiaggia recepito dagli atti amministrativi contestati.
Massime di principio
- Nelle controversie concernenti i limiti dell'alveo o delle sponde di acque pubbliche, la competenza del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche sussiste ogni volta che sia necessario un accertamento tecnico per stabilire se il terreno rientri nel demanio idrico, anche se la questione è proposta come pregiudiziale o incidentale.
- La competenza del giudice ordinario è configurabile solo quando non sia controversa la delimitazione dell'alveo o delle sponde e la soluzione della lite non richieda indagini tecnico-idrauliche.
- La presenza di atti amministrativi contrastanti sulla delimitazione del bene e l'incertezza sull'esatto confine dell'area pubblica sono indici della necessità di un accertamento tecnico e, quindi, della competenza speciale del Tribunale delle Acque Pubbliche.
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