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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01997/2025 del 16/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondato l'unico motivo, osservando che la motivazione della sentenza d'appello non presentava alcun vizio riconducibile alla nozione censurabile di cui all'art. 606 c.p.p. Ne è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bologna che, in parziale riforma della decisione di primo grado, aveva riconosciuto le circostanze attenuanti generiche ritenendole equivalenti alla contestata recidiva e aveva rideterminato la pena, confermando però la condanna per il delitto di tentato furto in abitazione. Con l'unico motivo di ricorso ha dedotto la violazione di legge penale in relazione al diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., sostenendo in sostanza che la motivazione della sentenza impugnata fosse viziata. La Corte ha però rilevato che la censura era costruita come doglianza sul vizio motivazionale, mentre il parametro dell'art. 606 c.p.p. richiede un contrasto tra ragionamento decisorio e massime di esperienza o altre affermazioni del provvedimento, contrasto che nel caso non era ravvisabile.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    richiamato come base normativa del tentativo riferito al delitto contestato e confermato in appello

  • art. 624-bis c.p.

    indicato come reato oggetto della condanna confermata, in forma tentata ex artt. 56 e 624-bis c.p.

  • art. 131-bis c.p.

    invocato dal ricorrente come causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il cui diniego è stato ritenuto correttamente motivato

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    richiamato per delimitare il vizio deducibile in cassazione in relazione al controllo sulla motivazione

  • art. 606, comma 2, lett. e), c.p.p.

    richiamato nel provvedimento come riferimento alla nozione di vizio motivazionale scrutinabile in cassazione

  • art. 616 c.p.p.

    implicito nella condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende a seguito di inammissibilità

Massime di principio

  • La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. può essere censurata in cassazione solo nei limiti di un effettivo vizio della motivazione, non essendo sufficiente una mera riproposizione del dissenso valutativo della parte.
  • In sede di legittimità, il vizio motivazionale rilevante deve emergere da un concreto contrasto tra la struttura argomentativa della decisione e le massime di esperienza o le altre affermazioni contenute nel provvedimento; in difetto, il motivo è manifestamente infondato.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.
  • La conferma della responsabilità per un tentativo di furto in abitazione resta ferma se il ricorso non introduce censure idonee a scalfire la motivazione della sentenza impugnata.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativiFurto
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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