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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15185/2022 del 20/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Reggio Calabria che aveva rigettato l'istanza di equa riparazione per l'ingiusta detenzione subita dal 08/08/2012 al 29/06/2015. Franzè era stato inizialmente condannato dal GUP per associazione (sentenza 7/1/2014) ma assolto in appello il 29/06/2015. Il ricorrente contestava che la Corte di appello avesse errato nel ritenere la sussistenza di "colpa grave" ostativa all'indennizzo, affermando che gli elementi (la sua scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere, la contiguità familiare con Vallelonga Giovanni e il contenuto di una intercettazione ambientale del 09/02/2010) erano insufficienti a fondare la dedotta colpa grave.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che la Corte d'appello ha motivato in modo logico e congruo la sussistenza di elementi indiziari e comportamenti extraprocessuali (frequentazioni abituali e contigue con esponenti della cosca, contenuto dell'intercettazione, silenzio nell'interrogatorio) che, pur non integrando una condanna, sono stati ritenuti idonei a configurare una colpa grave causale rispetto all'adozione della misura cautelare. Di conseguenza è stato escluso il diritto all'indennizzo e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente, liquidate in complessivi euro 1.000.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina l'esclusione dell'indennizzo per ingiusta detenzione quando il richiedente abbia causato la detenzione per colpa grave o dolo; la Corte interpreta la colpa grave come condotta caratterizzata da macroscopica negligenza, imprudenza o trascuratezza idonea, ex ante, a determinare l'intervento dell'autorità giudiziaria

  • artt. 416-bis, 110, 575 cod. pen.; legge 14/10/1974 n. 497 artt.10-12-14; art. 7 legge n.152/1991

    Norme penali e di disciplina riferite alle imputazioni oggetto delle indagini; citate nel quadro fattuale ma non oggetto di reinterpretazione normativa nella decisione sulla riparazione

  • artt. 314-315-125-546 cod. proc. pen.

    Articoli richiamati nel ricorso per violazione di legge; in particolare art.314 (esclusione dell'indennizzo), con i principi di procedimento previsti dagli altri articoli richiamati; la Corte ritiene corretta l'applicazione dei princìpi processuali richiamati dal giudice di merito

Massime di principio

  • Il giudizio sulla riparazione per ingiusta detenzione è autonomo rispetto al giudizio di merito: l'assoluzione non determina automaticamente il diritto all'indennizzo
  • Per escludere l'indennizzo ai sensi dell'art.314 cod. proc. pen. è sufficiente che la condotta del richiedente, pur non integrando reato accertato, sia stata gravemente colposa e idonea ex ante a creare la falsa apparenza della commissione di reati, contribuendo causalmente alla misura cautelare
  • Il silenzio dell'indagato all'interrogatorio di garanzia è legittimo ma, se valutato insieme ad altri elementi concreti (frequentazioni, intercettazioni, contiguità con soggetti criminali), può concorrere a formare una colpa grave rilevante ai fini della riparazione
  • Le frequentazioni abituali, significative e non occasionale con soggetti notoriamente coinvolti in associazioni criminose possono essere valutate come indizi di complicità e, se adeguatamente motivate dal giudice della riparazione, ostare al riconoscimento dell'indennizzo
  • Il giudice della riparazione può considerare elementi extraprocessuali e processuali, purché non si ricolleghino a circostanze definitivamente escluse o ritenute non provate dal giudice della cognizione

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