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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16492/2022 del 28/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Milano del 13/07/2021 che aveva respinto l'appello avverso l'ordinanza del GIP di Milano che gli aveva applicato la misura cautelare della sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio di sottufficiale della Polizia di Stato. Arcuri è indagato per corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.) per avere favorito, in cambio di utilità modeste (biglietti, soggiorni, decoder, somma in contanti), un soggetto denominato Farinelli. Il ricorso contestava: 1) la competenza territoriale (tutte le condotte sarebbero avvenute a Fiumicino, non nel circondario di Milano); 2) la gravità indiziaria (i messaggi indicerebbero solo un rapporto di amicizia, la esiguità delle utilità, l'assenza di prove per alcune contestazioni e la possibile ingannevolezza di Farinelli); 3) le esigenze cautelari (mancanza di concretezza e attualità del pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio, misura sproporzionata e riferita a fatti sporadici e non recenti).

La decisione

Accolto il terzo motivo: la corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale circa il pericolo di reiterazione e l'inquinamento probatorio fosse generica e priva dei requisiti di concretezza e attualità richiesti per le esigenze cautelari. Mancavano indicazioni sui "referenti privati" con cui l'indagato potrebbe delinquere, sul come avrebbe potuto compromettere indagini già svolte, e si è rilevato che la misura era stata richiesta originariamente solo per il pericolo di reiterazione (pertanto il Tribunale non poteva fondare la conferma su diverso motivo). Per tali ragioni l'ordinanza impugnata e l'ordinanza del GIP del 31/05/2021 sono state annullate senza rinvio, la misura cautelare dichiarata priva di efficacia e disposte le consequenziali comunicazioni.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    art. 310, cod. proc. pen.

    Norma di riferimento per l'impugnazione dell'ordinanza del giudice; in concreto utilizzata per il rito d'appello contro l'ordinanza che aveva confermato la misura cautelare

  • art. 318 cod. pen.

    Norma penale che disciplina il reato di corruzione per l'esercizio della funzione, contestato all'indagato per l'avere ricevuto utilità in relazione alle sue funzioni di polizia

  • principio devolutivo dell'appello

    Principio secondo cui il giudice d'appello non può decidere su motivi o aspetti non dedotti dall'impugnazione; nella sentenza è richiamato per rilevare che il Tribunale ha statuìto anche su un pericolo di inquinamento probatorio non dedotto in appello

Massime di principio

  • Le misure cautelari personali devono essere motivate con elementi concreti e attuali; motivazioni generiche o di maniera possono determinare l'annullamento.
  • Il pericolo di reiterazione criminosa richiede indicazioni sui soggetti o sulle circostanze che rendono probabile una nuova attività delittuosa in un arco temporale non troppo remoto; meri profili teorici non sono sufficienti.
  • Il pericolo di inquinamento probatorio va specificato: deve emergere quali prove o fasi investigative rischiano di essere compromesse e in che modo la permanenza sul luogo di lavoro o i contatti dell'indagato possano concretamente incidere.
  • Se la misura è stata richiesta o motivata solo per un determinato pericolo (es. reiterazione), l'organo che giudica l'appello non può legittimamente confermare la misura fondandosi su un diverso motivo non dedotto (es. inquinamento), salvo che quest'ultimo sia stato tempestivamente e validamente posto in discussione.
  • Quando la motivazione risulta insanabilmente carente (difetto di concretezza/attualità) l'annullamento può essere disposto senza rinvio.
  • Nelle questioni di competenza territoriale va attentamente valutata la sussistenza di vincoli di continuazione e i punti di contatto tra le condotte: la mera aggregazione di fatti riferiti a terzi non basta a trasferire la competenza se mancano elementi comuni rilevanti.

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