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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34932/2022 del 21/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Lagonegro, ritenuti responsabili di tre furti pluriaggravati commessi in diversi esercizi commerciali. Le censure contestano: a) l'applicazione dell'aggravante della "destrezza" (art. 625, comma 1, n. 4 c.p.), per mancanza di motivazione su come la condotta fosse stata particolarmente abile o astuta; b) l'applicazione dell'aggravante prevista dall'art. 625, comma 1, n. 5 c.p. (originariamente confusa con l'esposizione alla pubblica fede), per assenza di adeguata motivazione; c) l'identificazione degli imputati da parte delle persone offese (vizi nelle formalità del riconoscimento); d) il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità (art. 62 n. 4 c.p.) e delle attenuanti generiche; e) eccessiva gravosità della dosimetria della pena nonostante il valore non elevato della refurtiva, l'età e le condizioni personali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità e manifesta infondatezza (violazione artt. 581, comma 1, lett. c) e 591, comma 1, lett. c) c.p.p.). Nel merito ha ritenuto adeguata la qualificazione delle aggravanti: l'aggravante della destrezza è stata confermata in ragione del carattere astuto e coordinato dell'azione (ruoli distinti, distrazione delle vittime, rapidità e fuga garantita da un complice al volante); l'errore formale relativo all'indicazione dell'aggravante nel primo grado è stato corretto dalla Corte territoriale, che ha enucleato correttamente l'aumento per il concorso di più di tre persone. Il riconoscimento operato dalle persone offese è stato ritenuto affidabile e corroborato dagli elementi investigativi (fuga, inseguimento, perquisizioni e rinvenimento di denaro). È stato altresì confermato il diniego dell'attenuante di speciale tenuità in considerazione della non trascurabile somma sottratta; il giudizio sulle attenuanti generiche è rimasto insindacabile in Cassazione. Sono state confermate le determinazioni di pena e la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione deve contenere censure specifiche e puntuali che mettano in relazione le doglianze con la motivazione della sentenza impugnata; le argomentazioni generiche o reiterative sono spesso dichiarate inammissibili.
  • L'aggravante della destrezza richiede elementi descrittivi della condotta astuta: rapidità, approfittamento di una condizione favorevole e pianificazione/divisione dei ruoli; la presenza di più persone con ruoli distinti rafforza l'applicazione dell'aggravante.
  • Il riconoscimento operato dalle vittime può essere ritenuto affidabile se è corroborato da elementi oggettivi (fuga immediata, inseguimento, perquisizioni e rinvenimento della refurtiva); l'assenza della visione del gesto preciso non è necessariamente determinante.
  • L'attenuante per particolare tenuità del danno richiede un giudizio restrittivo: non basta il modesto valore monetario se il danno e le modalità del reato non sono trascurabili.
  • Il giudizio sulle attenuanti generiche spetta al giudice di merito e in Cassazione è sindacabile solo per vizio logico o mancanza di motivazione; i precedenti penali e il ruolo attivo nel reato sono motivi plausibili per escluderle.
  • Errori formali nella rubrica delle aggravanti possono essere corretti dalla Corte se non alterano la sostanza della contestazione e la qualificazione giuridica complessiva del fatto.

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