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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8665/2023 del 28/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnava l'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il provvedimento del GIP che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per il reato contestato in concorso (artt. 110, 628 c.p.). Il ricorrente deduceva: 1) vizio di motivazione per mancata sussistenza della violenza qualificante della rapina (sosteneva si trattasse di furto con destrezza, con meri spintonamenti); 2) insufficienza dei gravi indizi a carico del Rojas, essendo la responsabilità effettiva riconducibile ai tre autori materiali (Zarate, Mendoza, Aleman) e il Rojas avrebbe avuto un ruolo esterno; 3) eccessività e mancata proporzionalità della misura cautelare rispetto alla posizione di uno dei coimputati (Aleman) giovane e formalmente incensurato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: i motivi sono stati ritenuti manifestamente infondati, generici e non consentiti. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito una motivazione ampia, logica e priva di aporie sui gravi indizi e sulle esigenze cautelari (richiamando elementi come versioni contrastanti degli imputati, comportamento di allontanamento non giustificato del Rojas, acquisizioni documentali e testimoniali, e l'organizzazione dei ruoli tra i partecipanti). La Corte ha inoltre ricordato che il sindacato di legittimità non può sostituirsi al merito o rivedere la valutazione probatoria se non nei limiti di verifica della logicità della motivazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 110

    norma richiamata per la concorso di persone nel delitto; applicata per inquadrare la partecipazione del ricorrente e degli altri soggetti

  • Codice penale, art. 628, comma primo e terzo, n.1 e 3-ter

    norma che definisce il reato di rapina e le relative aggravanti/qualificazioni; la Corte ha ritenuto che gli elementi indiziari consentissero di qualificare la condotta come rapina, in quanto la violenza o la costrizione risultavano dalle modalità descritte dal Tribunale

  • Disp. att. cod. proc. pen., art. 173

    richiamata in relazione ai limiti motivazionali e alla sintesi motivazionale nei ricorsi; la Corte ha applicato il limite di motivazione nei termini previsti dall'articolo

  • Codice di procedura penale, art. 275

    richiamato dal ricorrente in tema di adeguatezza e proporzionalità della misura cautelare; la Corte ha verificato che il Tribunale aveva motivato la necessità e proporzionalità della custodia carceraria

  • Codice di procedura penale, art. 274, comma 1, lett. c)

    norma sul pericolo di reiterazione; la Corte ha confermato che il giudice di merito può desumere il pericolo anche da modalità delle condotte, da precedenti e da comportamenti concreti

Massime di principio

  • Il giudice di legittimità in sede di ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari controlla la logicità e la completezza della motivazione, non rivaluta liberamente le prove o le valutazioni di merito già compiute dal giudice del riesame.
  • Per la qualificazione tra furto con destrezza e rapina è rilevante la valutazione complessiva delle modalità del fatto: anche spinte e pressioni che impediscano la reazione della vittima possono integrare violenza idonea alla rapina.
  • La sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza può essere desunta da elementi oggettivi combinati (versioni contrastanti degli indagati, comportamento post-fatto come l'allontanamento, acquisizioni documentali e testimoniali) e non richiede prova piena.
  • La valutazione dell'adeguatezza e proporzionalità della misura cautelare tiene conto non solo delle condizioni personali (es. giovane età, incensuratezza) ma anche della concreta pericolosità desumibile da precedenti, violazione di prescrizioni e organizzazione del reato; tali elementi possono giustificare la custodia in carcere anche se sussistono circostanze attenuanti personali.
  • Le censure che si limitano a proporre una lettura alternativa dei fatti già esaminati dal giudice di merito sono, di norma, inammissibili in Cassazione se non dimostrano aporie o illogicità nella motivazione impugnata.

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