Cassazione Penale, Sentenza n. 4598/2024 del 01/02/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso la conferma, da parte della Corte d'appello di Napoli, della confisca di tre unità immobiliari site in Giugliano intestate alla sas MD Assicurazioni (formalmente della ricorrente). La questione centrale riguardava l'origine di una provvista di 130.000 euro, disponibile alla famiglia Mallardo immediatamente prima dell'acquisto (12/05/2005), che la ricorrente sosteneva essere di provenienza lecita e prossima al prezzo di acquisto (168.000 euro), con conseguente impatto sul giudizio di sproporzione richiesto per la confisca. La Corte territoriale invece aveva affermato, senza adeguata motivazione, che tutte le disponibilità finanziarie del capofamiglia Feliciano Mallardo derivavano da attività illecite riconducibili al clan, ignorando valutazioni precedenti e la consulenza prodotta dalla difesa
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato il decreto impugnato per vizio di motivazione. In particolare, ha censurato la Corte d'appello per non avere colmato la lacuna indicata dalla sentenza di annullamento precedente: non è stata adeguatamente verificata e motivata la possibile provenienza lecita dei 130.000 euro né la relativa sproporzione rispetto all'acquisto degli immobili, e la motivazione della Corte territoriale è risultata contraddittoria rispetto a precedenti accertamenti che avevano ritenuto leciti alcuni proventi familiari
Norme richiamate
d.lgs. n.159/2011 (Codice delle leggi antimafia)
art. 4 comma 1 lett. a), art. 18, art. 24
Il decreto interpreta tali norme come base per accertare la pericolosità sociale del proposto e per valutare la sproporzione tra acquisti patrimoniali e redditi leciti; l'annullamento è motivato dalla mancata e insufficiente applicazione dei criteri di prova e di motivazione richiesti dal codice antimafia in relazione alla provenienza dei fondi
Richiamato per definire la natura dell'associazione criminale cui è stato ritenuto appartenente il capofamiglia, elemento usato per collegare (quando adeguatamente motivato) i proventi all'attività illecita
codice di procedura penale e disposizioni di attuazione
art. 624 c.p.p. comma 1, art. 627 c.p.p. commi 2 e 3, art. 173 disp. att. c.p.p. comma 2
Richiamate dalle censure della difesa per sostenere il rispetto del vincolo derivante dalla sentenza di annullamento: la Corte di merito non avrebbe dovuto travalicare i limiti della decisione di rinvio e avrebbe dovuto esaminare e motivare la prova prodotta sulla provenienza lecita dei fondi
Massime di principio
- Se la Corte di cassazione, con annullamento e rinvio, indica l'esistenza di una provvista plausibilmente lecita prossima al valore di acquisto, il giudice del rinvio deve esaminare e motivare specificamente se e come tale provvista sia stata effettivamente impiegata per l'acquisto; non è ammesso un semplice assunto apodittico sulla derivazione illecita di tutte le disponibilità
- La produzione di elementi probatori (consulenze contabili, dichiarazioni fiscali, rendiconti) che attestano una disponibilità lecita richiede dal giudice una valutazione concreta e motivata; il mancato esame o l'assenza di argomentazione costituiscono motivo di annullamento per insufficiente motivazione
- Non basta la mera intestazione formale di beni o società a un familiare per presumere automaticamente l'illiceità delle risorse; il collegamento tra attività criminale e proventi patrimoniali deve essere dimostrato con adeguata motivazione
- Se in precedenti provvedimenti di merito non impugnati sono state ritenute lecite determinate fonti di reddito o specifici acquisti, decisioni successive che derogano a tali accertamenti devono affrontare esplicitamente e motivatamente le ragioni del diverso giudizio
- Nelle misure di prevenzione patrimoniali il principio di proporzionalità impone che la confisca sia fondata su una valutazione speditiva e argomentata della sproporzione tra patrimoni acquisiti e redditi leciti; la semplice affermazione della pericolosità sociale non esonera il giudice dall'obbligo di motivare il nesso causale con i singoli beni
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