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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6797/2024 del 15/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Calabria ha chiesto l'equa riparazione per ingiusta detenzione riferita a misure cautelari (custodia cautelare e domiciliare) adottate in relazione a reati di sostanze stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/1990). In sede di merito era stato poi assolto dal reato associativo (per non aver commesso il fatto) pur riconoscendo il giudice la sua dedizione allo spaccio. Il giudice della riparazione ha negato l'indennizzo ritenendo che le ripetute frequentazioni del Calabria con soggetti professionali nel traffico di droga (in particolare Foggetti e altri condannati nel procedimento) costituissero colpa grave ostativa. Il ricorso in Cassazione contestava la motivazione del giudice della riparazione, sostenendo che quest'ultimo non si era adeguatamente confrontato con le ragioni dell'assoluzione e aveva fondato la decisione su elementi fatti ritenuti privi di valore nella sentenza di merito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il giudice della riparazione ha valutato correttamente, con autonomia, la sussistenza di una condotta ostativa determinata da dolo o colpa grave ai sensi dell'art. 314 c.p.p., ritenendo rilevanti le ripetute frequentazioni del ricorrente con soggetti certamente dediti al traffico di stupefacenti. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la colpa che esclude l'indennizzo è una colpa oggettiva grave (violazione di regole, condotta macroscopicamente negligente o imprudente) valutata secondo il parametro dell"id quod plerumque accidit. È stata confermata l'autonomia e la diversità del sindacato del giudice della riparazione rispetto al giudizio penale di merito. Il ricorrente è condannato alle spese processuali; non sono liquidate spese a favore dell'Avvocatura Generale dello Stato per la fase di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 74, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma che disciplina i reati in materia di sostanze stupefacenti: nella vicenda costituisce la fattispecie sostanziale oggetto delle misure cautelari e del giudizio di merito.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Fondamento normativo del giudizio di riparazione per ingiusta detenzione; consente al giudice della riparazione di negare l'indennizzo quando la custodia sia dipesa da dolo o colpa grave del detenuto. La Corte ne conferma l'applicazione considerando la colpa come componente oggettiva valutata secondo il parametro dell"id quod plerumque accidit.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)

    Principio che distingue il sindacato del giudice della riparazione rispetto al giudice penale: il primo valuta ex ante se la condotta abbia creato la falsa apparenza di illiceità, senza rimettere in discussione il giudizio di merito.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro)

    Conferma l'autonomia del procedimento di riparazione e la possibilità di valutare cause di esclusione del diritto all'indennizzo in modo distinto dal giudizio penale.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 29550 del 05/06/2019 (Morabito)

    Stabilisce che le frequentazioni ambigue con soggetti condannati nel medesimo procedimento possono integrare colpa grave ostativa, purché accompagnate dalla consapevolezza dell'illiceità dell'attività altrui.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 7956 del 20/10/2020 (Abbruzzese)

    Precisazione secondo cui, nei reati in concorso, la condotta consapevole e percepibile come segno di contiguità può integrare colpa grave ostativa all'indennizzo.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 877 del 14/07/2022 (Sacchettino) e Sez. U, n. 5466 del 28/01/2004 (Gallo)

    Principio assunto in sede di spese: nelle giudiziarie camerali non partecipate l'Avvocatura Generale dello Stato non ha diritto automatico alle spese di fase di legittimità se non ha contribuito concretamente al contrasto dei motivi di impugnazione.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione svolge un sindacato autonomo e ex ante: un'assoluzione penale non impedisce automaticamente al giudice della riparazione di trovare colpa grave ostativa all'indennizzo.
  • La colpa grave rilevante ai fini dell"art. 314 c.p.p. è di natura oggettiva: si valuta la violazione di regole o una condotta macroscopicamente negligente che oggettivamente poteva far prevedere l'intervento dell"autorità (id quod plerumque accidit).
  • Frequentazioni ripetute e rapporti continuativi con soggetti notoriamente dediti a traffici illeciti, se accompagnati dalla consapevolezza dell"attività illecita altrui, possono integrare colpa grave e precludere il diritto all"indennizzo anche in assenza di condanna per partecipazione associativa.
  • Per resistere efficacemente a un diniego di riparazione è necessario documentare e provare l"assenza di consapevolezza o la occasionalità/necessità delle relazioni con soggetti sospetti, nonché qualsiasi elemento che dimostri che i contatti non erano collegati ad attività illecite.
  • Nella valutazione del giudice della riparazione rilevano gli elementi di fatto nel loro complesso (intercettazioni, frequentazioni, comportamenti percepibili), ma non la riqualificazione penale: il focus è se la condotta abbia creato una falsa apparenza di illiceità in grado di giustificare la misura cautelare.
  • Chi chiede l"indennizzo dovrebbe predisporre prova contraria che dimostri la sporadicità, l'estraneità o l'assenza di consapevolezza circa le attività illecite degli interlocutori per superare l'obiezione della colpa grave.

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