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Sentenza

Sentenza n. 2314/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sezione staccata di Latina (Sezione Prima) n. 00487/2023, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202401466

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Lazio, sezione staccata di Latina, che aveva annullato il provvedimento comunale di acquisizione al patrimonio comunale di un manufatto parzialmente abusivo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietaria)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il Comune ha appellato la sentenza del TAR che aveva accolto l'impugnazione del provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale, adottato dopo l'inottemperanza a un ordine di demolizione relativo a un ampliamento abusivo di 30 mq. L'appellante ha dedotto: a) l'erroneità della mancata dichiarazione di improcedibilità del ricorso di primo grado, considerato il successivo esito negativo dell'istanza di sanatoria ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001; b) l'erroneità dell'affermazione secondo cui l'amministrazione avrebbe dovuto adottare un nuovo ordine di demolizione prima dell'acquisizione; c) la riproposizione delle difese e delle eccezioni formulate in primo grado sui motivi assorbiti. L'appellata ha eccepito l'interruzione del giudizio perché il difensore originario del Comune si era volontariamente cancellato dall'albo degli avvocati.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto anzitutto l'eccezione di interruzione. La cancellazione volontaria dall'albo del difensore non rientra tra le cause di interruzione previste dall'art. 301 c.p.c. e va assimilata alla revoca o rinuncia alla procura, con subentro di altro difensore; nel caso concreto il nuovo difensore era subentrato tempestivamente. Nel merito, il Collegio ha rilevato che, secondo l'orientamento giurisprudenziale consolidato, la presentazione di un'istanza di sanatoria ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001 sospende l'efficacia dell'ordine di demolizione, che riacquista efficacia in caso di rigetto della sanatoria. Tuttavia, nel caso concreto, la sentenza del TAR n. 92 del 2015, non impugnata e quindi passata in giudicato, aveva stabilito che, dopo la decisione negativa sull'istanza di sanatoria, l'amministrazione dovesse adottare un nuovo ordine di demolizione. Tale statuizione costituiva la regola del caso concreto e vincolava l'amministrazione. Poiché il Comune aveva omesso di adottare il nuovo ordine e aveva proceduto direttamente all'acquisizione del bene al patrimonio comunale, il provvedimento di acquisizione era in contrasto con il giudicato. I primi due motivi d'appello sono stati quindi respinti; le ulteriori difese, riproposte contro motivi assorbiti, non hanno inciso sull'esito. L'appello è stato rigettato e le spese sono state compensate per la peculiarità della questione.

Norme richiamate

  • art. 301 c.p.c.

    la volontaria cancellazione dall'albo professionale del procuratore costituito non da luogo all'applicazione dell'art. 301 c.p.c., comma 1, e non determina quindi l'interruzione del processo

    La cancellazione volontaria dall'albo del difensore non determina l'interruzione del processo, perché non è espressamente prevista tra le cause interruttive ed è assimilabile alla revoca o rinuncia alla procura, soprattutto quando vi sia tempestivo subentro di altro difensore.

  • art. 36 d.P.R. n. 380/2001

    La presentazione dell'istanza di sanatoria non rende inefficace l'ordine di demolizione, ma ne sospende l'efficacia; in caso di rigetto, l'ordine riacquista efficacia secondo l'orientamento richiamato dal Collegio.

  • art. 31 d.P.R. n. 380/2001

    Il provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale, adottato quale conseguenza dell'inottemperanza all'ordine di demolizione, deve rispettare la sequenza procedimentale vincolante stabilita dal giudicato nel caso concreto.

Massime di principio

  • La cancellazione volontaria dall'albo professionale del difensore costituito non determina l'interruzione del processo ai sensi dell'art. 301 c.p.c., poiché non è equiparabile alla morte, radiazione o sospensione del difensore ed è assimilabile alla revoca o rinuncia alla procura, in particolare quando sia tempestivamente assicurato il subentro di altro difensore.
  • La presentazione di un'istanza di sanatoria edilizia ai sensi dell'art. 36 d.P.R. n. 380/2001 sospende l'efficacia dell'ordine di demolizione, senza renderlo definitivamente inefficace; in caso di rigetto dell'istanza, l'ordine riacquista efficacia secondo l'orientamento giurisprudenziale richiamato nella decisione.
  • Il giudicato amministrativo può stabilire, per il caso concreto, una specifica sequenza procedimentale che l'amministrazione è tenuta a rispettare, anche quando successivi orientamenti giurisprudenziali prospettino una diversa qualificazione giuridica della fattispecie.
  • Quando una sentenza passata in giudicato impone, dopo il rigetto di un'istanza di sanatoria edilizia, l'adozione di un nuovo ordine di demolizione, l'amministrazione non può procedere direttamente all'acquisizione del bene al patrimonio comunale senza previamente adottare tale nuovo ordine; l'acquisizione così disposta contrasta con il giudicato.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniGiudizio di ottemperanza
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiEffetto conformativo e riedizione del potereNullità del provvedimentoOttemperanza e commissario ad acta

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