Cassazione Penale, Sentenza n. 23936/2022 del 21/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato il decreto di sequestro preventivo (ex art. 240-bis c.p.) relativo a un immobile intestato alla madre e al figlio (nuda proprietà), denunciando violazione dell'art. 12-quinquies d.l. n. 306/1992 (ora art. 512-bis c.p.). Si censura la mancata valutazione, da parte del Tribunale, dei presupposti della confisca speciale in relazione agli intervenienti: in particolare si contesta che non siano stati considerati i redditi da lavoro dipendente prodotti dalla madre (Mancini) e dal figlio, l'età del ricorrente nel 1997 (8 anni) che escluderebbe contributo reddituale in quel periodo, il mancato pagamento del mutuo a partire dal 2014 (con conseguente cessazione dell'uscita) e l'erronea esclusione dei compensi percepiti dalla società Bet for Bet come reddito lecito. Si sostiene inoltre che il sequestro sia illegittimo quando il bene è intestato a soggetto diverso dall'indagato, in assenza di prova di simulazione o intestazione fittizia.
La decisione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Motivi principali: il ricorso in realtà propone censure di merito e vizi motivazionali, chiedendo una rivalutazione delle risultanze probatorie (cosa non consentita in Cassazione); le deduzioni sono generiche e non rispettano il principio di autosufficienza (la consulenza prodotta non è stata richiamata nelle parti rilevanti e non è specificato quali atti il Tribunale avrebbe ignorato). La Corte rileva che il Tribunale ha correttamente applicato il principio che la presunzione relativa di illiceità patrimoniale può operare anche sui beni intestati a coniuge o figli quando la sproporzione appare indicativa di intestazione simulata; ha inoltre richiamato l'ordinanza irrevocabile relativa al padre (Rubino Salvatore) che attesta il "fumus commissi delicti" e la natura illecita dell'attività (Bet for Bet), giustificando il mancato computo come reddito lecito delle somme erogate da quella impresa. Le specifiche censure (redditi della madre, età del figlio nel 1997, mancato pagamento del mutuo dal 2014) risultano mal riferite o non adeguatamente documentate nel ricorso. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 12-quinquies D.L. n. 306/1992 (ora art. 512-bis c.p.)
La norma disciplina la confisca per sproporzione e la presunzione relativa che beni intestati a congiunti possano essere frutto di intestazione fittizia quando risultano sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati; la Corte ha ritenuto che tale presunzione, se supportata da elementi (investimenti, acquisti immobiliari, entrate illecite accertate), giustifichi il sequestro anche se il bene è formalmente intestato a terzi.
art. 12-sexies D.L. 8/6/1992, n. 306
Richiamata per il principio che la presunzione relativa circa l'illecita accumulazione si applica anche ai beni intestati al coniuge o ai figli quando la sproporzione patrimoniale è indicativa di simulazione.
Norma che autorizza il sequestro preventivo finalizzato alla confisca; qui il decreto di sequestro è stato emesso in relazione agli accertamenti patrimoniali sul nucleo familiare dell'indagato.
Prevede la condanna alle spese e la possibilità di ammenda in caso di ricorso inammissibile; applicata per liquidare la somma di 3.000 euro a carico del ricorrente.
Massime di principio
- In materia di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione, se un bene è intestato a parenti stretti, il terzo che ne chiede la restituzione può dedurre in sede di impugnazione soltanto la propria titolarità e l'inesistenza di un proprio contributo al reato; non è normalmente ammesso in Cassazione rinnovare la valutazione delle prove di merito.
- Se esiste un provvedimento definitivo o un'ordinanza irrevocabile che accerta il "fumus" o l'illiceità dell'attività dell'indagato (es. intestazioni fittizie, impresa illecita), ciò rafforza la possibilità di sequestrare beni anche se formalmente intestati a terzi.
- I compensi percepiti da un nucleo familiare da un'impresa ritenuta illecita possono non essere computati come reddito lecito del nucleo qualora emerga che gli utili provengono da attività criminose; è quindi fondamentale puntare a contestare l'accertamento dell'illiceità in primo grado se si vuole che tali somme siano considerate lecite.
- Perché le censure siano recepite dalla Cassazione occorre formulare doglianze di diritto precise e rispettare il principio di autosufficienza: indicare esattamente gli atti o le parti di consulenza che si ritiene non valutate e documentare concretamente gli errori di diritto, evitando generiche richieste di rivalutazione delle prove.
- Se si contesta l'origine lecita di risorse utilizzate per acquisti immobiliari, è necessario allegare e far emergere nei gradi di merito documentazione probatoria chiara (es. pagamenti documentati, buste paga, contratti di lavoro) e dimostrare l'effettiva assenza di apporto reddituale dell'indagato, non limitandosi ad affermazioni generiche.
- Se il bene è intestato a terzi, il rimedio efficace è dimostrare concretamente l'assenza di intestazione fittizia (titolarità reale e fonti lecite dei mezzi), o fornire elementi che incidano sul vizio di legittimità del provvedimento e non solo sulla valutazione dei fatti.
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