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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00237/2026 del 05/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in due motivi principali: 1) violazione di legge e motivazione apparente/illogica in relazione alla ritenuta sussistenza degli elementi costitutivi dei reati, con specifico richiamo ai criteri di valutazione della prova indiziaria dettati dall'art. 192, comma 2, c.p.p.; 2) violazione di legge e motivazione apparente in relazione al concorso tra i reati previsti dagli artt. 474 e 648 c.p., deducendo che il reato di cui all'art. 648 dovrebbe essere assorbito nel reato di cui all'art. 474.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza: ha ritenuto i motivi reiterativi di doglianze già esaminate e correttamente risolte dalla Corte di merito, senza violazioni di legge né vizi di motivazione. La Corte ha confermato la valutazione degli elementi indiziari utili a dedurre la consapevolezza dell'imputato della contraffazione (assenza di documentazione giustificativa come fatture o bolle, mancata indicazione delle modalità di pagamento, assenza di elementi che dimostrino un rapporto commerciale lecito) e ha richiamato il principio delle Sezioni Unite secondo cui all'imputato non è richiesto di "provare" la provenienza del possesso ma solo di fornire un'attendibile spiegazione dell'origine (oner di allegazione, non di prova). Infine la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione del diritto vivente in tema di concorso fra gli artt. 474 e 648 c.p., confermando la decisione di merito.

Norme richiamate

  • art. 192 c.p.p.

    Richiamato come criterio di valutazione della prova indiziaria: la Corte di merito ha rispettato i parametri richiesti dall'art. 192, comma 2, nel valutare la compatibilità e la convergenza degli indizi per formare il convincimento.

  • art. 474 c.p.

    Il reato richiamato nella condanna (contrafazione/introduzione nello Stato di merci con segni falsi o equivalente contestazione); la Corte ha ritenuto sussistenti gli elementi rilevanti in combinazione con gli indizi probatori.

  • art. 648 c.p.

    Reato di ricettazione o ricezione di cose provenienti da reato (nella formulazione richiamata): la Corte ha valutato la sussistenza degli elementi del reato e ha ritenuto non fondata l'eccezione di assorbimento nel reato di cui all'art. 474.

  • Sez. U. n. 35535 del 12/07/2007

    «non si richiede all'imputato di provare la provenienza del possesso delle cose, ma soltanto di fornire un'attendibile spiegazione dell'origine del possesso delle cose medesime, assolvendo non ad onere probatorio, bensì ad un onere di allegazione di elementi, che potrebbero costituire l'indicazione di un tema di prova per le parti e per i poteri officiosi del giudice, e che comunque possano essere valutati da parte del giudice di merito secondo i comuni principi del libero convincimento»

    Principio applicato dalla Corte: l'imputato deve fornire elementi di allegazione che rendano credibile l'origine lecita del possesso; non è richiesto di provare la provenienza, ma di indicare fattispecie tali da orientare l'istruttoria e il convincimento del giudice.

  • Giurisprudenza di legittimità (es. Sez. 2, n. 21469 del 20/03/2019 - Wang; Sez. 2, n. 42934 del 03/10/2012 - Cheikh; Sez. 2, n. 27750 del 13/06/2025 - Gambarrota)

    Conferma dell'orientamento consolidato in tema di valutazione degli indizi e di disciplina del concorso tra i reati di cui agli artt. 474 e 648 c.p.; la Corte ha ritenuto che non siano state prospettate nuove argomentazioni idonee a contrastare tale consolidato orientamento.

Massime di principio

  • Quando l'imputato è trovato in possesso di merce sospettata di contraffazione, l'assenza di documentazione (fatture, bolle), l'assenza di indicazioni sulle modalità di pagamento e la mancanza di elementi che dimostrino un rapporto commerciale lecito sono indizi rilevanti per ritenere la consapevolezza della contraffazione.
  • L'onere richiesto all'imputato non è di provare la provenienza lecita dei beni (non è un onere probatorio), ma di fornire un'allegazione attendibile circa l'origine del possesso; questa allegazione può costituire un tema di prova da sviluppare in dibattimento e sarà valutata secondo il libero convincimento del giudice.
  • In caso di contestazione con più fattispecie (es. reato connesso alla fabbricazione/introduzione di merci contraffatte e reato di ricettazione), va valutata la sussistenza autonoma dei diversi elementi tipici; il concetto di 'assorbimento' non scatta automaticamente: occorre verificare se i reati tutelano beni giuridici distinti o se uno contiene integralmente gli elementi dell'altro.
  • Per ricorrere alla Corte di cassazione con successo non è sufficiente reiterare censure già esaminate in sede di merito: è necessario prospettare violazioni di legge o vizi di motivazione nuovi e specifici; i motivi meramente reiterativi o manifestamente infondati possono determinare l'inammissibilità.
  • In fase difensiva è consigliabile, di fronte a contestazioni su merce sospetta di contraffazione, allegare e documentare tempestivamente la provenienza (contratti, fatture, bolle, documenti di trasporto, prove di pagamento, corrispondenza commerciale) o fornire spiegazioni credibili sull'origine per neutralizzare l'effetto degli indizi.

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