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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00129/2026 del 05/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava la conferma della condanna per peculato per l'appropriazione di oltre €21.000 prelevati dalla cassa del Centro Unico di Prenotazione quando Pica era Direttore del Distretto. Sono stati proposti tre motivi: (1) presunta discordanza tra capo di imputazione (secondo il ricorrente riferito a mera "custodia" con successivo deposito) e il fatto ritenuto dai giudici (appropriazione), con violazione del diritto di difesa; (2) e (3) mancata sussistenza degli elementi del peculato in quanto si sarebbe trattato di un semplice ritardato versamento senza interversione del possesso e senza termine obbligatorio per il deposito, con conseguente assenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che i fatti accertati (presa in consegna dell'incasso il 6/6/2020 con promessa di immediato versamento, trattenimento per circa 6 mesi nonostante solleciti, restituzione solo dopo indagini) corrispondano all'ipotesi di appropriazione contestata. La Corte ha riaffermato che il momento consumativo del peculato coincide con l'appropriazione e che la successiva restituzione, la breve durata o l'intenzione di restituire sono irrilevanti. Ha quindi confermato la condanna, dichiarato il ricorso inammissibile e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di €3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese civili sostenute dalla ASL di Foggia.

Norme richiamate

  • art. 314 c.p. (peculato)

    Il reato è stato interpretato come sussistente quando l'agente, pur avendo la disponibilità temporanea del denaro, se ne appropria sottraendolo alla destinazione dell'ente; il fatto si consuma al momento dell'appropriazione anche se segue restituzione.

  • Giurisprudenza richiamata

    Sez.4, n. 16765 del 18/11/2019 (dep. 2020, Giovine); Sez.6, n. 11425 del 20/11/2012 (dep. 2013)

    Consolidato principio secondo cui il momento consumativo del peculato coincide con l'appropriazione del denaro e che la successiva restituzione, la breve durata della sottrazione o l'intenzione di restituire non escludono il reato.

Massime di principio

  • L'appropriazione ai fini del peculato si configura quando il soggetto, pur essendo temporaneamente in possesso di denaro pubblico, lo sottrae alla destinazione dell'ente: la consumazione avviene al momento della trattenuta non giustificata.
  • La successiva restituzione del denaro non esclude la responsabilità penale per peculato; durata breve o intenzione di restituzione sono circostanze irrilevanti per l'integrità del reato.
  • L'assenza di un termine formalmente stabilito per il versamento non impedisce la configurabilità del peculato se emerge che l'obbligo di deposito era già prescritto e l'agente ha trattenuto il denaro senza giustificato motivo.
  • In fase difensiva è cruciale dimostrare l'assenza di interversione del possesso (cioè che il denaro è rimasto comunque sotto il controllo dell'ente) o fornire giustificazioni oggettive e tempestive della trattenuta; contestare solo la qualificazione giuridica senza affrontare il dato fattuale probatorio è insufficiente.
  • Se l'imputazione descrive un fatto e i giudici riconoscono un comportamento diverso, va verificato se tale diversità incide sul diritto di difesa; tuttavia, quando i fatti materiali sono coincidenti con la contestazione originaria, l'obiezione formale è destinata a fallire.

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