Cassazione Penale, Sentenza n. 18248/2022 del 06/05/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso deduce tre censure principali: 1) violazione dell'art. 270 c.p.p. per presunta inutilizzabilità delle intercettazioni eseguite in altro procedimento (n. 21684/13) e ritenute utilizzate in questo processo senza valido collegamento; 2) violazione degli artt. 210 e 195 c.p.p. per travisamento/omessa valutazione delle dichiarazioni del coimputato Egbokhan Kennedy, eccependo che molte dichiarazioni erano di "de relato" e prive di indicazioni sulla fonte diretta; 3) vizio di qualificazione giuridica (art. 648bis e art. 640 c.p.): la difesa sostiene che la condotta imputata a Fabiano sarebbe la fase terminale della truffa (evento di profitto coincidente con l'evento danno) e non riciclaggio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo complessivamente infondato. Ha confermato la ricostruzione probatoria dei giudici di merito (Tribunale e Corte d'Appello) e la qualificazione del fatto come riciclaggio continuato in concorso, con la pena rideterminata in sede di appello (anni 4 e mesi 8 di reclusione ed Euro 6.000 di multa). La Corte ha ritenuto utilizzabili le intercettazioni in ragione della connessione accertata con altro procedimento e ha considerato non decisiva l'eventuale inutilizzabilità di talune captazioni perché la decisione poggia anche su altri elementi (dichiarazioni dell'imputato, movimenti bancari, dichiarazioni di testi). Ha inoltre ritenuto lecita l'utilizzazione delle dichiarazioni di Egbokhan in quanto queste riguardavano fatti da lui conosciuti in prima persona e non meri riferimenti di terzi. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
La Corte ha ritenuto integrato il reato di riciclaggio in relazione alla condotta di mettere a disposizione e movimentare conti correnti per il traffico dei proventi illeciti, applicando anche la attenuante riconosciuta in appello (comma 3).
Richiamato dalla difesa per sostenere la diversa qualificazione (truffa), la Corte ha però ravvisato che la fattispecie contestata a Fabiano è autonoma rispetto al reato-presupposto e sussisteva un'attività di 'ripulitura' che integra il 648bis.
La Corte ha richiamato i limiti del divieto di utilizzazione delle intercettazioni autorizzate in altro procedimento, ma ha confermato la utilizzabilità nel presente caso in presenza di connessione ex art. 12 c.p.p. e nel rispetto dei limiti di ammissibilità.
Il collegamento/connessione tra procedimenti è stato valutato concretamente: la Corte ha ritenuto sussistente un rapporto di connessione che giustifica l'utilizzo degli esiti delle captazioni, purché la connessione sia effettivamente dimostrata nei fatti e nei limiti previsti.
Applicato alla valutazione delle dichiarazioni rese da un coimputato, la norma è stata valutata tenendo conto della natura delle circostanze (conoscenza diretta vs de relato): la Corte ha ritenuto utilizzabili le dichiarazioni perchè relative a fatti da lui vissuti.
La disciplina sulla testimonianza de relato è stata richiamata: l'inutilizzabilità deriva dall'inosservanza dell'obbligo processuale di far esaminare la fonte diretta su richiesta; nel caso concreto non è emersa tale violazione e le dichiarazioni erano per lo più di esperienza diretta.
La Corte ha preso in considerazione la lettura delle dichiarazioni rese dall'imputato in fase di interrogatorio ai sensi dell'art. 513 come elemento probatorio rilevante.
Richiamato come limite di ammissibilità delle captazioni utilizzabili: le intercettazioni utilizzate devono rientrare nei limiti previsti dall'art. 266 ove applicabile.
Richiamato in relazione al potere del giudice di disporre d'ufficio l'esame della fonte diretta quando necessario ai sensi dell'art. 195; la mancata disposizione può determinare problematiche di utilizzabilità delle dichiarazioni di 'de relato'.
SS.UU. "Cavallo" (Sez. U, Sent. n. 51 del 28/11/2019)
Riferimento giurisprudenziale usato per affermare che, secondo la disciplina previgente, il divieto di utilizzazione delle intercettazioni non opera per i reati connessi ex art. 12 c.p.p., sempreché i risultati rientrino nei limiti di ammissibilità.
Giurisprudenza di legittimità (diverse sezioni, sentenze citate)
La Corte ha richiamato orientamenti che precisano: (i) la connessione va valutata concretamente; (ii) i provvedimenti che ammettono prove illegittime possono essere esaminati con il criterio di resistenza; (iii) l'inutilizzabilità per de relato dipende dall'inosservanza degli obblighi di esame della fonte diretta.
Massime di principio
- Le intercettazioni autorizzate per un procedimento diverso possono essere utilizzate in un processo solo se esiste una connessione concreta (art. 12 c.p.p.) accertata sui fatti e nei limiti di ammissibilità: la mera circostanza che siano state impiegate in un altro procedimento non basta automaticamente.
- Se una prova contestata è eventualmente illegittima, il giudice (anche di legittimità) valuta se la decisione reggerebbe comunque senza quella prova (criterio della prova di resistenza): il ricorrente deve spiegare in cassazione come l'espunzione della prova avrebbe cambiato l'esito.
- Le dichiarazioni "de relato" sono inutilizzabili se manca l'esame della fonte diretta richiesto dall'art. 195 c.p.p.; tuttavia, se le dichiarazioni riguardano fatti di conoscenza diretta del dichiarante, possono essere valutate come prove autonome.
- La qualificazione tra reato-presupposto (es. truffa) e reato autonomo di riciclaggio dipende dagli elementi fattuali: è riciclaggio la condotta autonoma volta a dar consistenza o occultare la provenienza illecita dei proventi quando esiste un'attività di 'ripulitura' distinta e autonomamente valutabile rispetto al reato originario.
- In fase di impugnazione in cassazione, non è sufficiente proporre una diversa ricostruzione dei fatti: occorre dimostrare un concreto vizio di diritto o che la valutazione probatoria dei giudici di merito è manifestamente illogica o priva di fondamento.
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