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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11732/2024 del 20/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva revocato il sequestro preventivo per i reati di malversazione (art. 316-bis c.p.) e peculato. Il Procuratore europeo contestava che il Tribunale avesse errato nel ritenere che il reato di malversazione richieda la mancata realizzazione della finalità del finanziamento, sostenendo invece che la distrazione delle somme costituisca di per sé il reato; e contestava la esclusione del peculato per aver ritenuto che la ONG beneficiaria (ARC) non fosse "incaricata di pubblico servizio" e che le somme non fossero "altrui", mentre secondo il ricorrente la partnership e gli obblighi verso i partner qualificavano le somme come vincolate e altrui.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato infondato. La Corte ha confermato i principi giurisprudenziali secondo cui il delitto di malversazione si perfeziona al termine essenziale contrattuale per la realizzazione dell'opera/servizio o quando divenga impossibile destinare le somme alla finalità pubblicistica (ossia quando la tutela prevista dalla norma sia irreversibilmente frustrata). Il Tribunale aveva accertato, sulla base degli atti amministrativi, che il progetto era stato realizzato nei termini e che l'autorità di gestione aveva erogato il saldo senza contestazioni; pertanto non sussisteva il fumus per malversazione. Quanto al peculato, la Corte ha condiviso la valutazione che la ARC era l'unica beneficiaria e responsabile contrattuale e che la rendicontazione e la mancata azione di recupero da parte dell'autorità di gestione escludevano la configurabilità del peculato nei confronti del Parolini nella fase cautelare. In sintesi, il giudice di legittimità ha ritenuto corretta la decisione di riesame che aveva escluso i reati contestati ai fini del sequestro preventivo.

Norme richiamate

  • art. 316-bis cod. pen.

    La Corte interpreta il reato come perfezionato al momento di scadenza del termine essenziale per la realizzazione dell'opera/servizio o quando divenga impossibile la destinazione pubblicistica dei fondi; fintanto che residuino spazi per il conseguimento della finalità il reato non è perfezionato.

  • Regolamento (CE) n. 1638/2006

    Quadro normativo comunitario che istituisce lo strumento per il vicinato e partenariato e disciplina l'assegnazione di fondi per programmi congiunti; rilevante per inquadrare la natura del finanziamento.

  • Regolamento (CE) n. 951/2007

    Definisce la figura del "beneficiario" come organismo firmatario del grant contract, responsabile giuridicamente e finanziariamente dell'attuazione del progetto e della rendicontazione; attribuisce all'autorità di gestione la competenza al recupero delle spese non giustificate.

  • Decisione n. 2008/020-284 (approvazione programma ENPI CBC Bacino del Mediterraneo)

    Atto di approvazione del programma operativo entro cui si inscrive il progetto; utile per contestualizzare gli obblighi di partenariato e rendicontazione.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la sintesi dei motivi di ricorso in cassazione; qui citata per conformare la esposizione dei motivi.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 conv. in L. 18 dicembre 2020

    Previsione procedurale che ha consentito la trattazione scritta del procedimento senza discussione orale, disciplinando il deposito di conclusioni scritte.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 6: sentenze 40375/2002, 19851/2022, 32828/2022, 6955/2022)

    Richiamati i precedenti che stabiliscono il criterio interpretativo sul perfezionamento del reato di malversazione in relazione al termine essenziale e all'effettiva impossibilità di destinare i fondi alla finalità pubblicistica.

Massime di principio

  • Il reato di malversazione ex art. 316-bis c.p. si considera perfezionato al momento in cui viene a mancare la possibilità effettiva di destinare i fondi alla finalità pubblicistica (termine contrattuale essenziale o situazione di irreversibile frustratio tutelae); la semplice distrazione di somme non basta se il progetto risulta comunque realizzato o il risultato pubblico conseguito.
  • Per valutare la rilevanza penale della gestione di fondi pubblici occorre esaminare il quadro contrattuale e regolamentare: la qualifica di "beneficiario" nei regolamenti comunitari attribuisce responsabilità di rendicontazione all'ente e responsabilità di recupero all'autorità di gestione.
  • La configurabilità del peculato richiede che le somme sottratte siano "altrui" e che l'agente abbia una qualifica pubblicistica (pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio); quando il finanziamento è intestato a un soggetto privato che ha responsabilità esclusiva verso l'autorità erogante, la responsabilità penale dell'operatore va valutata con attenzione e non è automatica.
  • In sede cautelare il giudice verifica il fumus commissi delicti anche alla luce dell'esistenza di verifiche amministrative e di eventuali azioni di recupero: l'assenza di contestazioni da parte dell'autorità di gestione e il versamento del saldo possono indebolire la sussistenza di misure reali cautelari.
  • Nelle ipotesi di finanziamenti europei a progetti con partner, la natura vincolata delle somme verso terzi dipende dagli accordi contrattuali e dalla documentazione di rendicontazione; l'inadempimento verso partner può essere rilevante ma non sempre assume rilevanza penale autonomamente rispetto alla fattispecie di malversazione o peculato.

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