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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39694/2024 del 29/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente (art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990). Il ricorrente, tramite difensore, deduceva l'insussistenza di concrete esigenze cautelari e, in subordine, l'adeguatezza di una misura meno afflittiva (es. domiciliari).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il Tribunale ha ritenuto congrue e non illogiche le motivazioni impugnate, rilevando il pericolo concreto e attuale di reiterazione dei reati: la detenzione di 78,89 grammi di cocaina suddivisa in 180 bustine, strumenti per il confezionamento, annotazioni in agenda e la somma di 1.000 euro senza giustificazione sono stati valutati come indizi di attività abituale di spaccio; l'indagato era privo di stabile attività lavorativa e l'abitazione era utilizzata per lo spaccio, rendendo incompatibile la misura domiciliare. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende; ordine alla Cancelleria di eseguire gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1‑ter, disp. att. cod. proc. pen.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La mera contestazione di "modesta gravità" non è sufficiente: per impugnare con successo una custodia cautelare occorre confrontare e confutare specificamente le argomentazioni motivanti dell'ordinanza impugnata.
  • Elementi concreti quali quantità significativa di stupefacente, suddivisione in numerose dosi (es. molte bustine), strumenti per il confezionamento, annotazioni riconducibili all'attività di spaccio e denaro contante inspiegato costituiscono indizi rilevanti di attività abituale di spaccio e favoriscono la valutazione del pericolo di reiterazione del reato.
  • L'uso dell'abitazione per lo svolgimento dell'attività di spaccio rappresenta un elemento ostativo all'applicazione della misura domiciliare; in tali casi la custodia cautelare in carcere può ritenersi proporzionata.
  • La mancanza di una stabile attività lavorativa e l'assenza di spiegazioni sul denaro rinvenuto possono essere valutate come indici che l'illecita attività di spaccio sia la principale fonte di sostentamento, aggravando il quadro cautelare.
  • In sede di impugnazione cautelare è necessario proporre argomentazioni specifiche e, se possibile, prove o elementi alternativi che dimostrino l'assenza delle esigenze cautelari (es. concrete garanzie di non reiterazione, collegamenti lavorativi stabili, impossibilità di usare l'abitazione per il reato).

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