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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18551/2026 del 22/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione, in cassazione, dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile l'appello contro il rigetto del reclamo avverso la sanzione disciplinare di esclusione dalle attività ricreative e sportive per tre giorni, inflitta dal Consiglio di disciplina per violazione dell'art. 77, comma 1, n. 16 del d.P.R. 30/06/2000, n. 230. Il ricorrente deduceva: (i) mancata e poco precisa contestazione dei fatti a lui addebitati e carenza di motivazione della sanzione; (ii) illegittimità della contestazione operata dal solo comandante di reparto senza la presenza del Direttore (o sua delega valida); (iii) mancata o informale comunicazione della convocazione al CDD (convocazione "ad horas"), con conseguente violazione delle garanzie difensive; (iv) in fatto, la condotta contestata (togliersi le scarpe) non costituirebbe infrazione disciplinare rilevante, trattandosi di mera esecuzione del controllo.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il sindacato in cassazione sul provvedimento del Tribunale di sorveglianza (reclamo ex art. 35-bis Ord. pen.) è limitato a violazioni di legge, escludendosi il controllo ampio dei vizi di motivazione salvo gravissime lacune. Ha affermato l'ammissibilità di valutare solo i profili già trattati nel reclamo e la necessità di specificità dei motivi. Il Tribunale aveva correttamente dichiarato inammissibili come meramente reiterativi alcuni motivi; correttamente ha ritenuto che l'eventuale nullità per contestazione da parte del comandante doveva essere sollevata nella seduta del Consiglio di disciplina (art. 182 c.p.p.) e che la rinunzia a comparire ha comportato decadenza dall'eccezione. Ha altresì precisato che la convocazione "ad horas" davanti al Consiglio è valida se non ha pregiudicato la conoscenza del fatto o i diritti difensivi. Quanto al merito della condotta, la Corte ha condiviso che il rifiuto reiterato del detenuto di eseguire l'ordine di alzare i piedi per il controllo integra inosservanza di un ordine e quindi può giustificare la sanzione. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Il ricorso in cassazione contro le decisioni del Tribunale di sorveglianza in materia di reclami disciplinari è limitato a questioni di diritto (violazione di legge); non può essere utilizzato per un riesame libero dei fatti o per questioni nuove non proposte nel reclamo.
  • Le eccezioni di nullità procedurale (es. contestazione fatta da soggetto diverso dal direttore) devono essere sollevate tempestivamente nella fase utile (in particolare nella seduta del Consiglio di disciplina) o si considerano decadute; la mancata comparizione può essere interpretata come rinuncia a tali eccezioni.
  • La contestazione da parte del comandante di reparto è valida se sussiste una delega o sostituzione legittima del Direttore; l'assenza formale del Direttore non comporta automaticamente la nullità della procedura se non è dimostrato un pregiudizio per la difesa.
  • La convocazione "ad horas" davanti al Consiglio di disciplina non invalida automaticamente il procedimento: la sua illegittimità ha effetti solo se è dimostrato che ha pregiudicato la conoscenza del fatto addebitato o l'esercizio dei diritti difensivi.
  • Condotte consistenti in reiterato rifiuto di osservare un ordine (anche nel contesto di controlli all'uscita dalla cella) possono integrare una violazione disciplinare anche se la specifica modalità del controllo potrebbe essere diversa; la contestazione può reggersi sulla inosservanza dell'ordine e non solo sulla fattispecie tecnica addebitata.

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