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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19891/2022 del 20/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Zoukri è stato condannato dal Giudice di Pace di Viterbo, con sentenza del 07/09/2021, per il reato previsto dall'art. 14, comma 5-ter, d.lgs. 25/07/1998, n. 286 (fatto accertato in data 19/06/2018) e condannato a 8.000 euro di multa. In cassazione il ricorrente ha denunciato: (i) violazione dell'art. 103 del d.l. 19/05/2020, n. 34 per non aver sospeso il processo nonostante la difesa avesse documentato la presentazione della richiesta di emersione di lavoro subordinato (sanatoria); (ii) omessa acquisizione della certificazione attestante la pendenza del procedimento di sanatoria; (iii) difetto di motivazione sulla colpevolezza in relazione all'inosservanza dell'ordine di allontanamento dal territorio nazionale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati il primo e il secondo motivo (connessi) e ha pronunciato l'annullamento della sentenza impugnata con rinvio. La Corte ha censurato il Giudice di Pace per aver omesso di prendere in considerazione la documentazione prodotta dalla difesa circa la richiesta di emersione (sanatoria) e ha indicato che, ove risultasse effettivamente pendente il procedimento di sanatoria, il processo avrebbe dovuto essere sospeso ai sensi dell'art. 103 d.l. n. 34/2020. La sentenza è quindi annullata con rinvio per nuovo esame; il terzo motivo non è stato accolto nella parte riportata.

Norme richiamate

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 - art. 14, comma 5-ter

    Norma del testo che disciplina il reato contestato (presenza o permanenza sul territorio in violazione di provvedimenti di allontanamento): la condanna richiede accertamento della mancata ottemperanza all'ordine di allontanamento; nel caso di specie la sentenza di merito ha ritenuto il reato, ma la Cassazione non ha approfondito il terzo motivo contestuale nella parte citata.

  • d.l. 19 maggio 2020, n. 34 - art. 103

    Prevede la possibilità di sospensione dei procedimenti penali in presenza di istanze di emersione/sanatoria; la Corte ha interpretato che, se la pendenza del procedimento di sanatoria risulta provata o accertata, il giudice deve sospendere il processo e non può ignorare la documentazione prodotta dalla difesa.

Massime di principio

  • Se la difesa produce documentazione che attesta la presentazione di una richiesta di sanatoria (emersione) ai sensi dell'art. 103 d.l. n. 34/2020, il giudice deve verificarne la sussistenza e, se effettivamente pendente, sospendere il procedimento penale.
  • L'omissione del giudice nel prendere in considerazione documenti rilevanti prodotti dalla difesa configura vizio decisionale e può comportare annullamento della sentenza con rinvio.
  • È onere del giudice acquisire o esigere la certificazione/documentazione probatoria necessaria quando la sua acquisizione sia decisiva per l'applicazione di norme che sospendono il processo (ad es. sospensione prevista dall'art. 103).
  • Per la condanna ai sensi dell'art. 14, comma 5-ter, d.lgs. 286/1998, è necessario che sia accertato in modo adeguato che l'imputato non abbia ottemperato all'ordine di allontanamento: la motivazione su tale aspetto non può essere evasiva.
  • La difesa, pur potendo produrre documentazione, è più tutelata se ottiene una certificazione formale della pendenza della procedura amministrativa; in mancanza di tale certificazione il giudice deve comunque attivarsi per verificare la situazione prima di proseguire il processo.

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