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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14248/2022 del 13/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'Appello di Napoli che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Napoli per il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.). Il ricorrente, tramite difensore, denunciava: (i) violazione di legge e vizio di motivazione per mancata acquisizione della prova decisiva rappresentata dall'audizione del teste Caianiello (art. 603 c.p.p.); (ii) vizio di motivazione e violazione di legge quanto alla configurazione del reato ai sensi dell'art. 648-bis c.p.; (iii) richiesta di riconfigurare i fatti come falsità personale o altro reato (art. 485 c.p.) ritenendo che la firma sulla dichiarazione di responsabilità non fosse riconducibile a Caianiello e che ciò avrebbe dovuto incidere sulla qualificazione giuridica della condotta.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza sulla mancata rinnovazione dell'istruttoria, richiamando la natura discrezionale dell'art. 603 c.p.p. e la regola della 'non decidibilità allo stato degli atti' quando l'integrazione non sia indispensabile. Quanto alla qualificazione giuridica e alla motivazione, la Corte ha ritenuto che la Corte territoriale avesse fornito motivazione adeguata e coerente con le risultanze, integrando e confermando la ricostruzione del primo giudice, compresa la valutazione sulle dichiarazioni ritenute inattendibili e la riferibilità al ricorrente della firma apocrifa. Per l'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Attribuisce al giudice d'impugnazione il potere discrezionale di disporre la rinnovazione dell'istruttoria solo se indispensabile; il rifiuto motivato (per es. perché la prova è superflua o non decisiva) non è vizio di motivazione.

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma sul riciclaggio: la Corte ha ritenuto accertati gli elementi di reato sulla base della ricostruzione probatoria complessiva, inclusa la valutazione della firma apocrifa e delle giustificazioni ritenute inverosimili.

  • art. 485 cod. pen.

    Richiamata dalla difesa come possibile ricaduta qualificatoria (falsa) ma non ritenuta applicabile dalla Corte, che ha confermato la qualificazione per riciclaggio alla luce degli elementi probatori e della valutazione del comportamento del ricorrente.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede l'obbligo di rifondere somme in favore della cassa delle ammende in caso di ricorso infondato quando emergano profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; applicata per l'irrogazione di euro 3.000.

Massime di principio

  • La rinnovazione dell'istruttoria in appello è eccezionale: il giudice d'appello la dispone solo se indispensabile per decidere; la sola indicazione di una prova preesistente non garantisce l'obbligo di rinnovazione.
  • La Corte di Cassazione non rivede le valutazioni di merito sulle prove se la motivazione del giudice di merito è logicamente corretta e coerente; il ricorrente deve dimostrare vizi formali o carenze logiche manifeste per ottenere accoglimento.
  • La qualificazione giuridica dei fatti (es. riciclaggio vs ricettazione o falsità) dipende dalla valutazione complessiva degli elementi probatori: contestare singoli elementi senza mostrare contraddizioni manifeste nella motivazione del giudice non è sufficiente.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per colpa nella scelta di impugnare, possono essere disposte condanne alle spese e somme a titolo di ammenda ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; occorre valutare attentamente la fondatezza delle censure prima di proporre ricorso.
  • Le contraddizioni, le giustificazioni ritenute inverosimili e la riferibilità documentale (es. firme apocrife) possono sostenere la conclusione per reati collegati al trattamento e all'occultamento di proventi illeciti, se adeguatamente motivate.

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