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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01411/2026 del 13/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente, già destinatario di una pluralità di sentenze irrevocabili rese da diversi tribunali per reati contro la persona, il patrimonio e la pubblica amministrazione, ha chiesto al giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del reato continuato ex art. 81 c.p. tra tutte le condanne. A sostegno, ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., sostenendo che tutti i fatti si inserissero in un medesimo contesto di detenzione, vulnerabilità personale e sofferenza, tale da rivelare un unico programma criminoso originario. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, ritenendo insussistente la prova di un disegno criminoso unitario sin dalla commissione del primo reato. In cassazione il ricorrente ha censurato tale valutazione, ma la Corte ha ritenuto le doglianze manifestamente infondate perché miravano a una diversa lettura degli atti e non individuavano reali vizi del provvedimento impugnato.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta la motivazione del giudice dell'esecuzione, il quale aveva escluso la continuazione per mancanza di elementi da cui desumere un'unica e originaria programmazione criminosa. La Corte ha inoltre osservato che la mera contiguità del contesto detentivo e della condizione di sofferenza del ricorrente non bastano a fondare la continuazione, specie in presenza di una significativa discrasia temporale tra gli episodi e della loro riconducibilità, piuttosto, a condotte estemporanee. Conseguentemente, oltre alle spese processuali, il ricorrente è stato condannato al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede che l'identità del disegno criminoso sia rintracciabile sin dal primo reato e che gli episodi siano espressione di una programmazione unitaria originaria; non è sufficiente un comune contesto fattuale o personale sopravvenuto.

  • art. 671 c.p.p.

    Nel procedimento esecutivo il giudice può applicare la disciplina del reato continuato solo se dagli atti emergono elementi idonei a dimostrare il medesimo disegno criminoso tra i reati già giudicati con sentenza irrevocabile.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in assenza di causa non colpevole dell'inammissibilità, a una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La continuazione tra reati già giudicati presuppone la prova di un disegno criminoso unico e originario, riconoscibile già al momento del primo reato; la mera affinità dei fatti o del contesto personale dell'autore non è sufficiente.
  • La valutazione sulla sussistenza del medesimo disegno criminoso deve fondarsi su elementi oggettivi desumibili dagli atti; non basta richiamare condizioni soggettive generali come detenzione o vulnerabilità se non collegabili a una programmazione preventiva.
  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una mera rilettura del materiale fattuale o una diversa apprezzamento delle circostanze già valutate dal giudice di merito o dell'esecuzione, quando la motivazione impugnata sia congrua e non manifestamente illogica.
  • La diversità temporale e contestuale dei singoli episodi può essere indice della loro autonomia criminosa e deporre contro l'esistenza di un programma unitario preordinato ab origine.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta, di regola, la condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, salvo che non risulti assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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