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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24064/2022 del 22/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza che lo dichiarava responsabile del reato di tentato furto aggravato, deducendo un unico motivo: erronea applicazione della legge penale e omessa motivazione quanto al mancato riconoscimento dell'attenuante prevista dall'art. 62 n.6 cod. pen. L'imputato sosteneva di aver manifestato la volontà di risarcire il danno alla persona offesa, ma la parte offesa non aveva accettato; il ricorrente lamentava che il giudice di primo grado non aveva tenuto conto di tale volontà e quindi non aveva applicato l'attenuante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'Appello che aveva escluso l'attenuante: l'offerta di risarcimento effettuata dal ricorrente era solo una dichiarazione di voler offrire 200 euro tramite raccomandata priva di ricevuta di ritorno e non una "offerta reale" e integrale ai sensi degli artt. 1029 e ss. c.c. Per la giurisprudenza consolidata l'offerta deve essere effettiva, integrale e posta a disposizione della parte offesa; una somma esigua e non materialmente resa disponibile non consente di riconoscere l'attenuante. Il ricorso è dunque inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 62 n.6 cod. pen.

    L'attenuante per la riparazione del danno può essere riconosciuta quando l'imputato abbia effettivamente provveduto o reso disponibile il risarcimento; la semplice dichiarazione di volontà senza offerta reale e integrale non è sufficiente.

  • artt. 1029 e ss. cod. civ.

    Perché l'offerta di pagamento sia rilevante anche ai fini penali occorre che sia effettuata in termini civilistici tali da porre la somma a completa disposizione della persona offesa (offerta reale), ad esempio mediante deposito o modalità equipollenti, così da consentire al giudice di valutare adeguatezza e tempestività.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. 2, sent. n. 56380/2017; Sez. 5, n. 21517/2018)

    I precedenti richiamati precisano che l'offerta deve essere reale e integrale; offerte esigue o formalistiche, prive di effettiva messa a disposizione della somma, non legittimano il riconoscimento dell'attenuante qualora la vittima non abbia accettato il risarcimento.

Massime di principio

  • Per ottenere l'attenuante per riparazione del danno (art. 62 n.6), non è sufficiente dichiarare la volontà di risarcire: l'offerta deve essere reale, integrale e posta a disposizione della persona offesa seguendo le modalità previste dagli artt. 1029 e ss. c.c.
  • La prova dell'offerta concreta grava sull'imputato: occorrono elementi documentali che dimostrino il versamento o il deposito della somma o l'uso di modalità equipollenti (es. bonifico, deposito giudiziale, raccomandata con ricevuta di ritorno con allegato provvedimento di deposito), non semplici dichiarazioni via raccomandata priva di ricevuta.
  • L'adeguatezza dell'importo va valutata rispetto al danno concreto: somme palesemente esigue rispetto al valore della cosa danneggiata o al danno non possono essere considerate efficaci per riconoscere l'attenuante.
  • Se la parte offesa rifiuta il risarcimento, l'imputato deve comunque dimostrare di aver effettuato un'offerta reale secondo le norme civilistiche, altrimenti il giudice può legittimamente escludere l'attenuante.
  • In Cassazione un ricorso infondato o non rispondente ai requisiti sostanziali può essere dichiarato inammissibile e comportare condanna alle spese e sanzioni alla Cassa delle ammende; è quindi importante che il motivo di impugnazione sia fondato su elementi processuali e di fatto solidi.

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