Cassazione Penale, Sentenza n. 23974/2022 del 22/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Fejzula Adnan era stato condannato dal Tribunale di Trieste (30/07/2018) per il reato di reingresso abusivo nel territorio dello Stato successivo a espulsione (art.13 co.13 d.lgs. n.286/1998), con presenza accertata il 4/5/2015 e imbarco alla frontiera marittima il 7/10/2014. La Corte d'Appello di Trieste confermò la condanna (18/03/2021). In Cassazione il ricorrente deduce due motivi: (1) errata applicazione di legge perché la verifica della legittimità del provvedimento di espulsione sarebbe stata meramente formale e non poteva essere decisivo il rigetto dell'opposizione al primo provvedimento innanzi al Giudice di Pace; (2) vizio di motivazione, sostenendo che il decreto di espulsione eseguito il 7/10/2014 era motivato per relationem al primo decreto ineseguito e dunque poteva essere illegittimo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che la Corte di merito avesse correttamente verificato la regolarità del decreto prefettizio eseguito, che richiamava espressamente il precedente provvedimento di espulsione noto al ricorrente e confermato nella sede giurisdizionale. Il ricorrente non ha dimostrato né spiegato l'illegittimità del primo decreto, né ha fornito argomentazioni sufficienti, sicché il motivo è stato considerato generico. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
d.lgs. n.286 del 1998, art.13 co.13
art.13 co.13 d.lgs. n.286 del 1998
stabilisce la rilevanza penale del reingresso nel territorio dello Stato a seguito di espulsione; la Corte ha considerato che la sussistenza del reato presuppone la legittimità dell'atto di espulsione che il giudice può verificare
art.616 cod. proc. pen.
consente la condanna al versamento di una somma a favore della cassa delle ammende in caso di ricorso manifestamente infondato o inammissibile; la Corte l'ha applicato per irrogare la sanzione pecuniaria di euro 3.000
Massime di principio
- La legittimità dell'atto amministrativo di espulsione è elemento rilevante per il reato di reingresso: se l'espulsione è stata validamente adottata e, se del caso, confermata dalla giurisdizione, il successivo reingresso può integrare il reato previsto dall'art.13 co.13 d.lgs. 286/1998.
- Il giudice penale può esaminare la regolarità dell'atto amministrativo presupposto; tuttavia contestazioni meramente formali o generiche sull'atto eseguito, senza dimostrare l'illegittimità del provvedimento originario, sono inadeguate a fondare un'impugnazione.
- Se il provvedimento di espulsione richiamato è stato conosciuto dall'interessato e sottoposto a impugnativa giurisdizionale (con esito negativo), le censure penali sul successivo reingresso hanno scarse possibilità di successo.
- Argomentazioni lacunose, generiche o non supportate da specifiche prove/pezze giustificative espongono il ricorrente al rigetto per inammissibilità e al pagamento delle spese processuali e di eventuali sanzioni pecuniarie ai sensi dell'ordinamento processuale penale.
- In casi analoghi è essenziale documentare con precisione le ragioni di illegittimità dell'espulsione originaria (atti, pronunce favorevoli, vizi formali rilevanti) se si intende escludere la rilevanza penale del successivo reingresso.
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