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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 25605/2022 del 31/08/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La CASTELBOURG ha chiesto l'accertamento negativo della servitù di passaggio gravante sui suoi fondi (mappali 65-66), contestando che A. Bolla potesse vantare un titolo idoneo. Bolla sosteneva invece di aver acquisito la servitù per usucapione in ragione dell'uso ultraventennale e della presenza di opere apparenti, in particolare un cancello che permetterebbe il passaggio verso le cantine attraverso il cortile. In primo grado il Tribunale (Asti) aveva accolto la domanda di Castelbourg e respinto l'usucapione; la Corte d'Appello di Torino aveva invece riconosciuto l'usucapione in favore di Bolla; la Castelbourg ha quindi impugnato in Cassazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo (secondo cui la Corte d'appello avrebbe errato nella collocazione del cancello), ma ha accolto il secondo motivo, ritenendo che la Corte d'appello avesse errato nel ritenere sufficiente, ai fini dell'usucapione della servitù, il solo cancello come "opera apparente". La Corte ha affermato che per l'acquisto per usucapione di una servitù di passaggio è necessario non solo l'uso protratto nel tempo ma anche la presenza di opere visibili e permanenti che manifestino in modo non equivoco la destinazione del percorso alla servitù (quid pluris). Poiché la Corte d'appello non ha valutato se esistesse un percorso con opere apparenti complessive inequivocabilmente destinate al passaggio verso i fondi di Castelbourg, la sentenza impugnata è stata cassata nel punto relativo a tale valutazione e il giudizio è stato rinviato alla Corte d'appello di Torino in diversa composizione per nuovo esame; il primo motivo è stato invece respinto. Le spese del presente giudizio saranno liquidate in sede di rinvio.

Norme richiamate

  • art. 115 c.p.c.

    Il principio secondo cui i fatti non contestati dalla controparte si considerano provati è richiamato dalla ricorrente; la Corte osserva che il giudizio sulle prove e sulle contestazioni è in ogni caso apprezzamento di merito non sindacabile in Cassazione, salvo vizi di diritto.

  • art. 1061 c.c.

    Norma riferita alla servitù; la sua interpretazione pratica è stata richiamata nella valutazione della nozione di "opera apparente" e della destinazione inequivoca delle opere al servizio della servitù.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    Fondamento giurisdizionale per i motivi di cassazione per violazione di legge e travisamento della prova (vizi di diritto nella motivazione).

  • art. 395 n. 4 c.p.c.

    Norma relativa alla revocazione per errore di fatto, richiamata nel quadro procedurale dei precedenti rimedi esperiti dalle parti (la Corte ha esaminato l'ammissibilità e i profili di fatto già decisi).

  • art. 132, comma 1, n. 4 c.p.c.

    Richiamata dalla ricorrente nell'ambito della censura di motivazione; la Corte ha ritenuto la questione assorbita dalla decisione sul merito dell'apparenza delle opere.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    Richiamata connessamente alla censura di nullità per carenza di motivazione; la Corte ha assorbito la censura dopo aver accolto il motivo principale.

  • Giurisprudenza: Cass. 13238/2010, Cass. 7004/2017, Cass. 11834/2021

    Principi consolidati richiamati: per l'acquisto della servitù per usucapione o per destinazione del padre di famiglia serve il requisito dell'apparenza, cioè segni visibili di opere permanenti obiettivamente destinate all'esercizio della servitù che non lascino dubbio sulla loro specifica destinazione.

Massime di principio

  • Per acquisire una servitù di passaggio per usucapione non basta la mera dimostrazione di un uso protratto nel tempo: è necessario anche provare la presenza di opere apparenti e permanenti che manifestino in modo non equivoco la loro destinazione al servizio della servitù ("quid pluris").
  • Un singolo manufatto (es. un cancello) può concorrere a dimostrare l'apparenza, ma non è di per sé automaticamente sufficiente se si apre su un fondo intermedio o su proprietà di terzi senza che sia dimostrato che forma parte di un percorso inequivocabilmente destinato al collegamento fra fondo dominante e fondo servente.
  • Il giudice d'appello valuta la posizione e la qualificazione delle opere apparenti come apprezzamento di merito; la Cassazione non sindaca il fatto salvo che emerga un errore di diritto o una valutazione giuridicamente viziata (es. mancanza di verifica del "quid pluris").
  • In giudizi di accertamento/nodale servitù è utile provare sia la durata dell'uso che l'esistenza di opere visibili coordinate (sentieri, selciature, cancelli, opere fisse) che mostrino la destinazione esclusiva o prevalente al servizio del passaggio.
  • Se il manufatto si apre su un fondo di terzi interposto, occorre dimostrare il collegamento funzionale tra quel manufatto e il percorso successivo fino al fondo servente; altrimenti il manufatto potrebbe essere interpretabile come destinato a fini diversi e non costituire prova sufficiente di servitù.
  • Le parti devono porre attenzione alle deduzioni di fatto non contestate (art. 115 c.p.c.), ma la mancata contestazione non impedisce al giudice di valutare la coerenza probatoria complessiva; tuttavia errori di collocazione materiale o valutazioni che travisino l'idoneità delle opere ad attestare la servitù possono essere rilevati in Cassazione come vizio di diritto.

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