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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21617/2021 del 28/07/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La lite nasceva da una domanda di accertamento della proprietà esclusiva per intervenuta usucapione ventennale di un terreno agricolo con fabbricato rurale situato nel territorio comunale. Il giudice di primo grado aveva accolto la domanda, ritenendo provato il possesso esclusivo ultraventennale del bene da parte dell'attore e, prima di lui, del padre, con attività di coltivazione, manutenzione, utilizzo del fabbricato e assenza di atti di tolleranza o concessione del comune. Il comune ha proposto ricorso per cassazione articolando quattro motivi: 1) violazione dell'art. 1199 c.c., sostenendo che il tribunale avesse erroneamente qualificato come generici e non probatori gli ordini provvisori di incasso prodotti per dimostrare il pagamento di canoni di affitto del fondo; la ricorrente ha insistito sul valore della quietanza come prova del pagamento e come confessione stragiudiziale del creditore ai sensi degli artt. 2733, 2735 e 2732 c.c., oltre a denunciare la cattiva applicazione dell'onere della prova circa l'individuazione del terreno cui le quietanze si riferivano; 2) violazione dei principi sull'usucapione quanto agli elementi essenziali del possesso; 3) violazione dell'art. 1158 c.c. in tema di requisiti dell'usucapione; 4) violazione dell'art. 822 c.c. sul carattere demaniale o patrimoniale indisponibile del bene, con conseguente insuscettibilità di usucapione. Il resistente ha controricorso, sostenendo che il comune non avesse prodotto un valido contratto di affitto, che i documenti contabili fossero generici e riferiti ad altro bene, e che non vi fosse prova della appartenenza del terreno a un patrimonio indisponibile.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo errata la valutazione del tribunale sulla non idoneità probatoria delle quietanze/ordini di incasso prodotti dal comune. Ha affermato che tali documenti, in quanto quietanze, hanno valore di dichiarazione unilaterale e possono integrare confessione stragiudiziale del creditore circa l'avvenuto pagamento; pertanto il loro valore non poteva essere svalutato in modo apodittico. Ha inoltre rilevato che, una volta eccepito dal comune che i pagamenti si riferivano ai genitori dell'attore e non al fondo oggetto di causa, occorreva un corretto governo dell'onere della prova. È stato richiamato anche il principio per cui in appello possono essere ammessi documenti nuovi solo se indispensabili, con provvedimento motivato. I restanti motivi sono stati dichiarati assorbiti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Genova in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 1199 c.c.

    La quietanza ha valore probatorio del pagamento e non può essere ignorata o svalutata senza corretta valutazione del suo contenuto e della sua riferibilità al rapporto dedotto.

  • art. 2733 c.c.

    La dichiarazione del creditore che attesta l'avvenuto pagamento può integrare confessione stragiudiziale con piena efficacia probatoria.

  • art. 2735 c.c.

    La quietanza resa dal creditore verso il debitore è richiamata come atto confessorio utilizzabile come prova del pagamento.

  • art. 2732 c.c.

    L'impugnazione della confessione richiede la prova dell'errore di fatto o della violenza; non basta contestarne la veridicità.

  • art. 2697 c.c.

    Una volta allegata dalla controparte una diversa riferibilità delle quietanze, grava sull'altra parte l'onere di dimostrare i fatti contrari secondo la regola di riparto probatorio.

  • art. 345 c.p.c.

    In appello i nuovi documenti sono ammissibili solo se la parte non li abbia potuti produrre prima per causa non imputabile o se il giudice li ritenga indispensabili; tale giudizio deve essere motivato.

  • art. 1158 c.c.

    È richiamato come norma che disciplina l'usucapione ventennale, quale termine rilevante per l'acquisto della proprietà.

  • art. 822 c.c.

    È richiamato dal ricorrente per sostenere la non usucapibilità dei beni demaniali o comunque appartenenti a patrimonio indisponibile.

Massime di principio

  • La quietanza rilasciata dal creditore ha natura di dichiarazione unilaterale attestante il pagamento e può valere come confessione stragiudiziale, con conseguente efficacia probatoria piena, salvo prova di errore di fatto o violenza.
  • Il giudice di merito non può escludere apoditticamente il valore probatorio di una quietanza o di un ordine di incasso, ma deve verificare il contenuto del documento, la sua riferibilità al rapporto dedotto e le contestazioni specifiche della controparte.
  • Quando una parte produce documenti di pagamento riferiti a un rapporto contrattuale e l'altra contesta che essi si riferiscano al bene controverso, opera il corretto riparto dell'onere della prova ex art. 2697 c.c. per accertare la concreta riferibilità dei pagamenti.
  • I documenti nuovi in appello possono essere ammessi solo se indispensabili o non producibili prima senza colpa della parte, e il relativo apprezzamento deve essere sorretto da motivazione specifica.
  • In tema di usucapione, la verifica del possesso e dell'animus possidendi non può prescindere dall'esame complessivo delle risultanze probatorie, comprese quelle documentali relative a eventuali rapporti di detenzione o concessione del bene.

Come è indicizzato

MateriePossessoImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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