Sentenza del 14/09/2016 n. 18049 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società aveva impugnato le comunicazioni-ingiunzioni con cui l'Amministrazione finanziaria aveva recuperato le esenzioni Irpeg e Ilor fruite per gli anni 1996-1997 ai sensi dell'art. 66, comma 14, del D.L. n. 331 del 1993. Il recupero era fondato sull'illegittimità dell'esenzione, alla luce della decisione della Commissione europea n. 2003/193/CE, e sull'inapplicabilità della regola de minimis, fatta eccezione per l'anno 1999, rientrante nei relativi parametri. La società aveva proposto ricorso per cassazione con sei motivi, ma, preso atto del consolidamento di un orientamento giurisprudenziale contrario alle proprie tesi, ha successivamente rinunciato al ricorso.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'interesse a impugnare deve sussistere non solo al momento della proposizione del ricorso, ma anche al momento della decisione; la rinuncia della società ha fatto venir meno tale interesse. Le spese di giudizio sono state integralmente compensate tra le parti, considerata la complessità delle questioni, il progressivo consolidamento della giurisprudenza e il comportamento processuale della ricorrente.
Norme richiamate
Legge n. 142 del 1990
È richiamata quale base normativa per la costituzione della società incaricata della gestione di servizi pubblici locali.
Decreto-legge n. 331 del 1993, art. 66, comma 14
È la disposizione in base alla quale la società aveva fruito delle esenzioni fiscali Irpeg e Ilor successivamente oggetto di recupero.
Decisione della Commissione europea n. 2003/193/CE
È richiamata come fondamento dell'illegittimità delle esenzioni fiscali riconosciute alle società che gestivano servizi pubblici locali.
Art. 378 del codice di procedura civile
Consente il deposito di memorie prima dell'udienza di discussione; nel caso concreto, la memoria è stata utilizzata dalla ricorrente per dichiarare la rinuncia al ricorso.
Principio dell'interesse ad agire e a impugnare
L'interesse deve essere attuale sia al momento della proposizione dell'impugnazione sia al momento della decisione. Se viene meno durante il giudizio, il ricorso diventa inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Massime di principio
- La rinuncia al ricorso o il venir meno dell'interesse alla decisione può determinare l'inammissibilità sopravvenuta dell'impugnazione, anche se il ricorso era originariamente ammissibile.
- L'interesse processuale deve permanere fino alla decisione finale; non è sufficiente che esistesse quando il giudizio è stato instaurato.
- Quando la giurisprudenza si consolida in senso contrario alle proprie tesi, la parte può rinunciare al ricorso, evitando una decisione sul merito, ma l'esito processuale sarà normalmente una dichiarazione di inammissibilità.
- La compensazione delle spese non è automatica: può essere disposta quando sussistono ragioni specifiche, come la complessità della controversia, l'evoluzione giurisprudenziale e il comportamento processuale delle parti.
- La dichiarazione di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non equivale a un'accoglimento delle ragioni del ricorrente; in termini sostanziali, non modifica il recupero fiscale contestato.
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