Cassazione Penale, Sentenza n. 16641/2025 del 05/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
De Santi ha impugnato la sentenza della Corte di Appello di Perugia che, pur riconoscendo il fatto di lieve entità, lo ha ritenuto responsabile di concorso in estorsione per avere operato da intermediario nella restituzione di beni rubati e ha rideterminato la pena. Ha dedotto (1) che il suo intervento era una mera intermediazione richiesta dalle stesse vittime e quindi non riconducibile a concorso in estorsione, non essendovi prova che egli avesse minacciato le vittime; (2) che, avendo la Corte di appello ridotto la pena principale sotto la soglia dei cinque anni, avrebbe dovuto revocare le sanzioni accessorie (interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione legale) applicate dal Tribunale.
La decisione
Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile: la Corte di legittimità ha confermato che la Corte di appello ha correttamente valutato gli elementi di fatto, evidenziando che De Santi trattava direttamente con le vittime il prezzo della restituzione e riceveva le somme, per cui sussisteva la coscienza e volontà di contribuire allo scopo estorsivo (richiamato il principio di diritto sui concorsi in estorsione). Il secondo motivo è stato ritenuto fondato: la Corte di appello, avendo ridotto la pena a 3 anni e 4 mesi di reclusione, avrebbe dovuto revocare le sanzioni accessorie irrogate in primo grado (interdizione perpetua e interdizione legale correlate a pene non inferiori a 5 anni). La Corte di cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alle sanzioni accessorie, revocando l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale e sostituendole con l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni, conforme alla pena rideterminata.
Norme richiamate
riferimento alla configurabilità del reato di estorsione
norma sostanziale che definisce il reato di estorsione; nel caso è stata applicata con riferimento al concorso nel reato e alla responsabilità dell'intermediario quando contribuisce consapevolmente allo scopo estorsivo
l’art. 29 cod. pen. prevede la sanzione dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici quando sia irrogata una pena non inferiore a cinque anni
la Corte ha richiamato la soglia quinquennale per l'interdizione perpetua; ha inoltre osservato che per pene non inferiori a tre anni l'art. 29 comporta l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni, per cui, riducendo la pena sotto i cinque anni, le misure accessorie perpetue dovevano essere revocate e sostituite
l’art. 32 cod. pen. prevede la sanzione accessoria dell’interdizione legale per la durata della pena, quando sia inflitta la reclusione per una durata non inferiore a cinque anni
la Corte ha richiamato la soglia di cinque anni per l'applicabilità dell'interdizione legale; ridotta la pena al di sotto di tale soglia, l'interdizione legale non doveva permanere
art. 620, comma 1, lett. l) cod. proc. pen.
annullamento senza rinvio limitatamente alle sanzioni accessorie
consente alla Corte di cassazione di annullare senza rinvio quando possa statuire direttamente sulle statuizioni impugnate; qui utilizzata per revocare e sostituire le sanzioni accessorie senza rimandare il processo al giudice di merito
Giurisprudenza (Sez. 2, n. 37896 del 20/07/2017, Benestare, Rv. 270723 – 01)
«ai fini dell'integrazione del concorso di persone nel reato di estorsione è sufficiente la coscienza e volontà di contribuire, con il proprio comportamento, al raggiungimento dello scopo perseguito da colui che esercita la pretesa illecita; ne consegue che anche l'intermediario, nelle trattative per la individuazione della persona alla quale versare la somma estorta, risponde del reato di concorso in estorsione, salvo che il suo intervento abbia avuto la sola finalità di perseguire l'interesse della vittima e sia stato dettato da motivi di solidarietà umana»
principio richiamato per affermare la responsabilità dell'intermediario che consapevolmente contribuisce all'esecuzione dell'estorsione, salvo che l'intervento sia chiaramente motivato da genuina solidarietà o esclusivo interesse della vittima
Massime di principio
- L'intermediario che tratta la restituzione di beni rubati può essere considerato concorrente di estorsione se agisce con la coscienza e la volontà di contribuire allo scopo estorsivo; la mera intermediazione richiesta dalle vittime non esclude automaticamente la responsabilità se l'agente riceve o incassa il 'prezzo'.
- Se, in sede di appello, la pena principale viene ridotta al di sotto delle soglie previste per certe sanzioni accessorie (es. cinque anni), il giudice deve rivedere anche l'applicabilità delle sanzioni accessorie: queste vanno revocate o adeguate conformemente alle soglie normative.
- Quando la pena rideterminata è comunque non inferiore a tre anni, l'art. 29 può comportare l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni; dunque la sostituzione di un'interdizione perpetua con una interdizione temporanea è possibile e spesso opportuna se cambiata la durata della pena.
- La Corte di cassazione può annullare senza rinvio (art. 620 c.p.p.) le statuizioni impugnate quando sia in grado di decidere direttamente sulla questione, evitando un nuovo esame di merito da parte del giudice d'appello.
- In Cassazione non sono sindacabili le valutazioni di merito debitamente motivate dal giudice di merito; i rimedi sono efficaci soprattutto per vizî di diritto o per la corretta applicazione delle soglie legali relative alle sanzioni accessorie.
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