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Sentenza

Sentenza del 13/09/2019 n. 38042 - Corte di Cassazione

Violazioni e sanzioni - Sanzione penale - Reato di indebita compensazione - Art. 10-quater d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 - Compensazione riguardante crediti e debiti - Configurabilità reato - Esclusione.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il Pubblico Ministero contestava l'annullamento o la riduzione del sequestro preventivo disposto in relazione al reato di indebita compensazione ex art. 10-quater del d.lgs. n. 74/2000, sostenendo che il reato fosse configurabile anche quando la compensazione indebita riguardasse contributi previdenziali e assistenziali, oltre alle imposte sui redditi e all'IVA. Le persone fisiche indagate contestavano invece la possibilità di procedere al sequestro per equivalente sui loro patrimoni senza una verifica effettiva e preventiva dell'incapienza dei patrimoni delle società beneficiarie; il consulente Sa.Re. contestava inoltre la propria consapevole partecipazione alle frodi.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato sia il ricorso del Procuratore della Repubblica sia quelli delle persone indagate, confermando l'impostazione del Tribunale di Brescia. Ha stabilito che l'art. 10-quater punisce l'indebita compensazione nella parte in cui determina il mancato pagamento di imposte sui redditi o IVA, ma non il mancato pagamento di contributi previdenziali e assistenziali. Ha inoltre ritenuto sufficientemente motivata la verifica della possibile incapienza delle disponibilità delle società prima dell'aggressione dei beni personali mediante sequestro per equivalente. Il motivo del consulente fiscale è stato dichiarato inammissibile perché riguardava l'illogicità della motivazione, mentre in materia di misure cautelari reali il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge. Le persone indagate sono state condannate al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Art. 10-quater del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    La norma incrimina l'indebita compensazione quando essa comporta il mancato versamento di imposte sui redditi o IVA. Secondo la decisione, non si estende al mancato pagamento di contributi previdenziali e assistenziali.

  • Art. 17 del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241

    "Modello di versamento unitario"

    Il richiamo alla disciplina della compensazione consente di considerare i crediti, anche non tributari, come strumenti utilizzabili per la compensazione; tuttavia, il debito omesso rilevante ai fini dell'art. 10-quater deve riguardare imposte sui redditi o IVA.

  • Art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 74/2000

    "Pagamento del debito tributario"

    La causa di non punibilità collegata al pagamento del debito tributario conferma, in chiave sistematica, che le fattispecie considerate riguardano debiti fiscali e non obblighi previdenziali o assistenziali.

  • Art. 325, comma 1, c.p.p.

    In materia di misure cautelari reali, il ricorso per cassazione è proponibile soltanto per violazione di legge; le doglianze relative alla mera illogicità o insufficienza della motivazione sono quindi inammissibili.

  • Art. 12-bis del d.lgs. n. 74/2000

    È richiamato nel quadro delle disposizioni comuni relative alla confisca e al sequestro finalizzato alla confisca dei beni costituenti profitto o prezzo del reato.

Massime di principio

  • Per configurare il reato di indebita compensazione ex art. 10-quater del d.lgs. n. 74/2000 occorre che la compensazione indebita determini il mancato pagamento di imposte sui redditi o IVA; la compensazione di debiti previdenziali o assistenziali, da sola, non integra tale reato.
  • Il fatto che il modello F24 consenta di compensare crediti e debiti di diversa natura non amplia automaticamente l'ambito della fattispecie penale: la norma incriminatrice va interpretata sistematicamente insieme al decreto sui reati tributari.
  • Quando una compensazione indebita riguarda contemporaneamente debiti fiscali e non fiscali, gli importi rilevanti penalmente devono essere separati e il profitto va calcolato considerando soltanto la parte riferibile alle imposte sui redditi o all'IVA.
  • Il sequestro per equivalente sui beni personali degli amministratori o di altri soggetti fisici può essere disposto solo dopo aver verificato l'incapienza, totale o parziale, del patrimonio della persona giuridica beneficiaria del reato.
  • Nel giudizio di cassazione contro una misura cautelare reale non è sufficiente lamentare l'illogicità della motivazione: occorre indicare una concreta violazione di legge.

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