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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46348/2024 del 17/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, tramite Avv. Carla Giordano, impugnava l'ordinanza che confermava la custodia cautelare per reati di detenzione ai fini di spaccio (art. 73 DPR 9 ottobre 1990, n. 309), chiedendo la sostituzione con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico da scontare presso l'abitazione del suocero. Sosteneva che il nuovo domicilio fosse idoneo perché fuori da Roma, non in zona di spaccio, privo di contatti con ambienti criminali, molto controllato dalle Forze dell'ordine e a pochi metri da una Stazione dei Carabinieri. Il motivo specifico era la presunta carenza di motivazione sull'inidoneità del domicilio proposto.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto il motivo generico e non confrontato con la motivazione del provvedimento impugnato. I giudici d'appello avevano integrato la motivazione spiegando che l'inidoneità degli arresti domiciliari non riguardava il luogo proposto, ma l'impossibilità di concedere la misura perché l'indagato non è affidabile: i fatti (detenzione di 539 dosi di cocaina e 262 dosi di marijuana) erano stati commessi mentre l'indagato era già in regime di detenzione domiciliare. Per tali ragioni la Corte ha escluso il sindacato sulla motivazione e ha confermato l'inammissibilità. Inoltre il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Citato come norma che disciplina il procedimento di riesame delle misure cautelari e come fonte dei poteri di integrazione motivazionale della Corte d'appello; usato per giustificare la valutazione sull'impossibilità di concedere gli arresti domiciliari.

  • art. 604 cod. proc. pen.

    artt. 310 e 604 cod. pen. (testo riferito nella sentenza)

    Richiamato insieme all'art. 310 per i poteri di integrazione motivazionale; la Corte si è avvalsa di questi poteri per chiarire che l'inidoneità concerne la concessione della misura e non il luogo proposto.

  • art. 73 DPR 9 ottobre 1990, n. 309

    art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma sostanziale che disciplina i reati di cui è accusato l'indagato (detenzione a fini di spaccio); i quantitativi di sostanza rinvenuti (539 dosi di cocaina e 262 di marijuana) rafforzano la valutazione di pericolosità e inaffidabilità sotto misura alternativa.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma invocata per disporre il pagamento in favore della Cassa delle ammende; applicata per la comminazione della somma ritenuta equa (3.000 euro).

Massime di principio

  • La mera idoneità materiale del domicilio proposto (ubicazione fuori dalla zona di spaccio, vicinanza alle forze dell'ordine, assenza di contatti criminali dichiarati) può non essere sufficiente se il giudice ritiene che l'affidabilità personale dell'indagato sia compromessa.
  • Se reati analoghi sono stati commessi mentre l'indagato era già in regime di detenzione domiciliare, ciò costituisce motivo forte per ritenere incompatibile la concessione di nuovi arresti domiciliari per carenza di "autodisciplina".
  • In sede di impugnazione è essenziale confrontarsi direttamente e specificamente con la motivazione del giudice di merito: argomentazioni generiche o non contrastanti la motivazione portano all'inammissibilità del ricorso.
  • I giudici possono integrare la motivazione del provvedimento originale per chiarire ragioni di ordine generale (es. valutazione dell'affidabilità personale) e tale integrazione limita il sindacato degli organi superiori se compiuta in modo logico e non contraddittorio.
  • Per aumentare le chance di ottenere una misura meno afflittiva, l'indagato deve fornire elementi concreti e probatori che smentiscano la valutazione di rischio (es. prove di controllo, testimonianze, misure di sorveglianza tecnologica aggiuntive), non solo affermazioni sulla posizione del domicilio.
  • Le spese del procedimento e eventuali somme a titolo di ammenda possono essere imposte al ricorrente in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato.

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