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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24067/2022 del 22/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per il furto di un paio di occhiali da sole di proprietà di Barresi Vincenzo, sottratti mentre si trovavano esposti nell'esercizio commerciale. In cassazione contestava: 1) la ritenuta sussistenza dell'aggravante della destrezza; 2) il mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 62, n. 4, c.p. (danno di speciale tenuità); 3) la mancata applicazione del regime della continuazione con altri reati precedentemente giudicati.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha confermato che la fattispecie integra l'aggravante della destrezza, atteso che l'imputato, fingendosi cliente e fingendo di osservare gli occhiali, con mossa repentina ne ha preso un paio, celandoli e allontanandosi senza destare sospetto, condotta considerata idonea ad eludere la vigilanza del titolare. Sul secondo motivo ha escluso l'attenuante della speciale tenuità del danno: il valore commerciale del bene (euro 139,00) non è di rilevanza minima e l'eventuale copertura assicurativa o risarcimento non rileva ai fini della gravitaà del danno. Sul terzo motivo ha ritenuto corretta la valutazione della corte territoriale che ha escluso la continuazione, poiché i reati erano avvenuti in luoghi diversi, a distanza di mesi, e riflettevano un'abitudine al reato piuttosto che un unico disegno criminoso. Conseguentemente il ricorso stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e alla somma di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 624

    Norma richiamata in riferimento al reato di furto; la Corte ha valutato l'aggravante della destrezza nel contesto del furto indicato dall'articolo.

  • Codice penale, art. 625, co. 1, n. 2) e n. 7)

    art. 625, co. 1, n. 2) e n. 7) c.p.

    Richiamata per le aggravanti contestate (destrezza e commissione su cose esposte per consuetudine e per necessità alla pubblica fede); la Corte ha ritenuto integrata l'aggravante della destrezza.

  • Codice penale, art. 62, n. 4)

    Attenuante del danno di speciale tenuità: interpretata restrittivamente dalla Corte, che valuta il danno con riferimento al valore intrinseco della cosa al momento del fatto; valore di 139 euro ritenuto non minimale.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma richiamata per la condanna alle spese del procedimento e per la somma da versare alla cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile.

Massime di principio

  • L'aggravante della destrezza nel furto richiede una condotta caratterizzata da particolare abilità, astuzia o prontezza idonea ad eludere o attenuare la vigilanza del detentore: non basta approfittare di una mera distrazione non provocata dall'agente.
  • La valutazione dell'attenuante della speciale tenuità del danno va fatta in base al valore intrinseco dell'oggetto al momento del reato; il risarcimento successivo o la presenza di coperture assicurative non annullano la rilevanza oggettiva del danno.
  • Il riconoscimento della continuazione richiede l'accertamento di un'identità del disegno criminoso, che si valuta con riferimento a più indici (contiguità spazio-temporale, modalità, omogeneità dei reati e del bene giuridico, causali): la mera ripetizione di reati nel tempo, anche con modus operandi simile, può indicare abitudine al reato ma non necessariamente un programma criminoso unitario.
  • Le valutazioni di fatto compiute dalla corte territoriale (sulle modalità del fatto, sul valore del bene, sulla ricorrenza degli indici per la continuazione) sono rimaste vincolanti in sede di legittimità salvo vizio manifesto, perciò censure generiche o non specificamente confrontate con la motivazione non superano il vaglio di ammissibilità.

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