Cassazione Penale, Sentenza n. 1607/2022 del 17/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Porcello è stato imputato, in concorso con il funzionario comunale Salvatore Calabrò, del tentativo di costringere la parte offesa Giovanni Lo Presti a richiedere la concessione in sanatoria per opere abusive, ad affidare l'incarico all'arch. Porcello e a corrispondergli formalmente euro 10.000. La condotta ricostruita in fatto riguarda minacce implicite di sequestro e chiusura dell'attività commerciale (poste in essere soprattutto da Calabrò) e la successiva promessa/assicurazione da parte di Porcello circa l'efficacia dell'affidamento dell'incarico (con la ripartizione dell'onorario col funzionario) per ottenere la sanatoria. In Cassazione il ricorrente ha dedotto travisamento dei fatti, mancanza dell'elemento costrittivo tipico della concussione, alternativa frazionata di scelta per la vittima, assenza dei requisiti del tentativo e presunta desistenza volontaria, richiedendo la qualificazione come mera esortazione o induzione indebita e la rideterminazione della pena ai minimi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza della Corte d'appello di Messina che aveva dichiarato Porcello responsabile del reato di concussione tentata (artt. 110, 56, 317 c.p.). I giudici di legittimità hanno ritenuto infondati i primi tre motivi perché commettono una rivalutazione probatoria non ammessa in sede di legittimità e hanno ritenuto corretta la qualificazione dell'abuso costrittivo sulla base delle dichiarazioni della parte offesa e delle intercettazioni. È stata inoltre respinta la censura sulla determinazione della pena come esercizio legittimo del potere discrezionale del giudice di merito. Al rigetto del ricorso è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
La norma è stata interpretata alla luce della riforma introdotta dalla L. n.190/2012: la concussione richiede un abuso costrittivo del pubblico agente che si concreta in violenza o minaccia, anche implicita, di un danno 'contra ius' che limita gravemente la libertà di determinazione della vittima ponendola davanti all'alternativa subire il danno o evitarlo mediante una utilità indebita.
Richiamata nella distinzione tra concussione e induzione indebita: quest'ultima si configura come persuasione o pressione morale di più tenue gravità che lascia maggiori margini di autodeterminazione alla vittima e si applica quando la condotta è riferibile a una suggestione o a un inganno non caratterizzato dall'abuso costrittivo.
Art.110 (concorso di persone nel reato) e art.56 (tentativo) collegati all'art.317: la condotta è stata ritenuta tentata concussione in concorso, con l'accertamento dell'accordo e delle azioni idonee a realizzare il reato anche se l'evento consumativo non si è definitivamente verificato per la resistenza della vittima.
Norma sul trattamento della pena: la Corte di legittimità ha ritenuto legittimo l'esercizio del potere discrezionale del giudice di merito nella determinazione della pena, considerando la gravità e il ruolo attivo e subdolo del ricorrente.
Riforma penalistica richiamata per la distinzione tra i reati di concussione e di induzione indebita e per la diversa soglia di offensività e dell'elemento costrittivo richiesto per la concussione.
D.L. 28 ottobre 2020, n.137 conv. L. 18 dicembre 2020, n.176 (art. 23 commi 8 e 9)
Richiamato limitatamente al procedimento e alla modalità di svolgimento del processo (norma processuale eccezionale utilizzata per il procedimento), senza incidenza sul merito penale.
Decisione Sez. U, n. 12228 del 24/10/2013 (richiamata)
Dottrina giurisprudenziale richiamata per il principio di diritto che distingue la concussione (abuso costrittivo con danno 'contra ius') dall'induzione indebita (pressione morale con minore valore condizionante).
Massime di principio
- La concussione (art.317) richiede l'accertamento di un abuso costrittivo del pubblico agente, che può essere anche implicito e concretarsi in minacce velate o nella prospettazione di provvedimenti dannosi (es. sequestro, chiusura attività) che limitano gravemente la libertà di scelta della vittima.
- La distinzione tra concussione e induzione indebita si basa sull'intensità della pressione: se la condotta si risolve in persuasione o proposta senza uno stato di soggezione grave, può rientrare nell'induzione indebita; se invece viene creata la situazione di dover subire un danno 'contra ius' salvo pagamento o utilità, si configura la concussione.
- Le prove indirette (dichiarazioni della parte offesa, captazioni/intercettazioni, comportamenti concordati tra pubblico ufficiale e terzo) possono essere sufficienti a provare l'abuso costrittivo se la ricostruzione appare coerente e non contraddetta da elementi probatori decisivi contrari.
- In sede di Cassazione non è ammessa la revisione in fatto della valutazione probatoria svolta dai giudici di merito salvo vizi di motivazione o travisamento specificamente dimostrati; molte censure che chiedono una diversa valutazione dei fatti sono quindi inammissibili/infondati.
- Il tentativo di concussione è configurabile anche quando l'evento non si produce per la resistenza della vittima, purché siano state poste in essere azioni idonee e dirette in modo non equivoco alla commissione del reato.
- Le doglianze sulla determinazione della pena si valutano con ampio margine di apprezzamento del giudice di merito: per ottenere riduzioni ai minimi occorre dimostrare un palese travisamento dei fatti o un erroneo esercizio dei poteri discrezionali.
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