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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44633/2022 del 23/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conflitto di competenza territoriale relativo alla custodia cautelare per l'omicidio di Agostino Ascone (27/12/2021). Il GIP di Palmi aveva convalidato il fermo e applicato la custodia cautelare per gli indagati Salvatore Antonio Figliuzzi, Ilaria Sturiale e Giuseppe Trapasso, ritenendo tuttavia di non essere competente per territorio in quanto l'addebito più grave era stato aggravato dall'impiego del cd. metodo mafioso (art. 416-bis.1 c.p.), con conseguente richiamo alla competenza del GIP del capoluogo distrettuale (Reggio Calabria) ai sensi dell'art. 328, comma 1-bis c.p.p.; ha quindi disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero. Ricevuti gli atti, il GIP di Reggio Calabria ha sollevato conflitto negativo sostenendo che l'aggravante mafiosa non sussiste perché i fatti risulterebbero da una relazione extraconiugale e avrebbero movente personale, mancando la forza intimidatrice e il contesto omertoso tipici del reato associativo, e ha trasmesso gli atti alla Corte di cassazione.

La decisione

La Corte ha ritenuto sussistente il conflitto e ha deciso che la competenza spetta al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria. Nel motivare la decisione la Corte ha osservato che la qualificazione iniziale della notizia di reato, contenente l'aggravante ex art. 416-bis.1 c.p., determina l'attrazione della competenza al giudice distrettuale ai sensi dell'art. 328, comma 1-bis c.p.p.; il diniego di competenza fondato su valutazioni di merito svolte nella fase delle indagini preliminari non è idoneo a rimodellare la competenza per l'intero procedimento, posto che tali valutazioni sono appellabili e non possono costituire ostacolo alla tutela impugnatoria. La Corte ha quindi dichiarato competente il GIP di Reggio Calabria e disposto le comunicazioni previste dall'art. 32, comma 2 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 27 c.p.p.

    Consente al giudice che si dichiara incompetente di disporre la restituzione degli atti al pubblico ministero; applicata dal GIP di Palmi in prima battuta.

  • art. 416-bis c.p. (e art. 416-bis.1 c.p.)

    L'aggravante cd. metodo mafioso, se contestata nella notizia di reato, può attrarre la competenza del giudice del capoluogo distrettuale; la Corte ha ritenuto che la mera valutazione in sede cautelare tesa a escludere l'aggravante non possa da sola spostare la competenza.

  • art. 51, comma 3-bis c.p.p.

    Richiamato nella motivazione come riferimento al catalogo dei delitti che, se presenti, comportano la deroga ai criteri ordinari di competenza; la Corte utilizza il principio di attrazione per le fattispecie 'catalogate'.

  • art. 328, comma 1-bis c.p.p.

    Stabilisce la competenza del giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale del capoluogo del distretto quando l'addebito rientra nel catalogo previsto; la Corte ha confermato l'applicazione di tale norma in presenza della qualificazione iniziale con aggravante mafiosa.

  • art. 28 c.p.p.

    Definisce il conflitto di competenza tra giudici; la Corte ha ritenuto sussistente il conflitto per le simultanee decisioni di ricusazione della cognizione del procedimento.

  • art. 22, comma 1 c.p.p.

    Norma richiamata dalla giurisprudenza citata circa il riconoscimento di incompetenza da parte del giudice nelle indagini preliminari; la Corte distingue tra il riconoscimento 'procedurale' di incompetenza e il diniego fondato su valutazioni di merito, quest'ultimo appellabile.

  • art. 32, comma 2 c.p.p.

    Prevede le comunicazioni conseguenti alla decisione sul conflitto; la Corte ha disposto l'adempimento delle comunicazioni previste.

Massime di principio

  • Quando la notizia di reato, così come iscritta dal pubblico ministero, riporta una aggravante che rientra nel c.d. catalogo (es. aggravante mafiosa), tale qualificazione attrae la competenza al giudice del capoluogo distrettuale ai sensi dell'art. 328, comma 1-bis c.p.p., salvo sopravvenienza di nuovi fatti.
  • Il giudice delle indagini preliminari non può spostare definitivamente la competenza per l'intero procedimento limitandosi a valutazioni di merito svolte nella fase cautelare: quelle valutazioni sono in linea di principio appellabili e non costituiscono di per sé intangibile criterio di attribuzione funzionale del procedimento.
  • Se due giudici si rifiutano contemporaneamente di conoscere del medesimo procedimento (conflitto o conflitto analogo), la Corte di cassazione decide la questione, tenendo conto soprattutto della qualificazione iniziale della notizia di reato e senza rimpiazzare in modo indiscriminato le valutazioni di merito tipiche del giudice dell'impugnazione cautelare.
  • La parte che subisce un diniego di misura cautelare fondato su apprezzamenti di merito ha la possibilità di impugnare il provvedimento; la possibilità di impugnazione impedisce che una decisione meramente cautelare possa precludere la tutela successiva.
  • Nelle controversie di competenza determinate da fattispecie 'catalogate', è necessario distinguere tra la funzione del giudice cautelare (decisioni rapide e circoscritte) e la funzione della Corte nella risoluzione del conflitto, che può esaminare anche profili di merito ma deve comunque rispettare la rilevanza della qualificazione iniziale della notizia di reato.

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