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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15455/2022 del 20/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per il reato previsto dall'art. 707 c.p. per avere detenuto un cacciavite e una pinza a pappagallo senza giustificazione. In cassazione il difensore ha impugnato la sentenza deducendo violazione di legge e vizio di motivazione: gli oggetti sarebbero stati nella sua disponibilità solo perche' era senza fissa dimora e non aveva luogo dove custodirli; inoltre aveva dato una plausibile spiegazione dichiarando che gli attrezzi erano di pertinenza di una bicicletta; da ultimo si contestava che non fosse dimostrato che gli oggetti fossero utili a forzare serrature.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che i motivi si risolvessero in una mera richiesta di lettura alternativa delle emergenze processuali e non abbiano individuato vizi logici manifesti o decisivi nella motivazione della Corte d'appello. La Corte territoriale aveva ritenuto la giustificazione del ricorrente inverosimile e aveva ritenuto gli attrezzi utili per forzare serrature. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 707 cod. pen.

    Norma sostanziale invocata quale titolo di reato: la detenzione di arnesi atti allo scasso è stata ritenuta integrativa del reato contestato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale applicata per le conseguenze dell'inammissibilità del ricorso: condanna alle spese processuali e obbligo di versamento alla Cassa delle ammende.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    Disposizione richiamata in relazione alla celebrazione del procedimento con contraddittorio scritto (norma emergenziale/organizzativa sul procedimento).

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 1, n. 41738/2011 - Longo; Sez. 6, n. 13809/2015)

    Principi di diritto richiamati sul sindacato di legittimità della motivazione: la Corte di cassazione controlla che la motivazione sia effettiva, non manifestamente illogica, non contraddittoria e non incompatibile con altri atti processuali; non è ammissibile il ricorso che si limiti a proporre una diversa valutazione delle prove senza evidenziare vizi logici evidenti.

Massime di principio

  • Un ricorso che si limiti a proporre una diversa lettura delle prove o della persuasività delle motivazioni è inammissibile in Cassazione: è necessario evidenziare vizi logici manifesti, contraddizioni o incompatibilità con atti specifici del processo.
  • La detenzione di attrezzi idonei allo scasso può integrare il reato previsto dall'art. 707 c.p. quando il giudice ritenga, in base alle emergenze processuali, che non vi sia una giustificazione plausibile per la loro detenzione.
  • La condizione personale del detenente (es. assenza di fissa dimora) non costituisce automaticamente giustificazione per la detenzione di arnesi atti allo scasso; la spiegazione deve essere credibile e verificabile.
  • In caso di inammissibilità del ricorso per cassazione il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Per preparare un ricorso efficace in materia probatoria occorre indicare in modo preciso e puntuale errori logico-giuridici nella motivazione (contraddizioni, omissioni rilevanti, incompatibilità con atti processuali), non limitarsi a sostenere alternative interpretative.

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