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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5334/2024 del 06/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Questione di competenza territoriale relativa a reati contestati nei capi 1 e 2: corruzione (artt. 319 e 321 c.p., perfectibile con l'accettazione della promessa o con la dazione) e turbata libertà degli incanti/falsità (artt. 353; 476 e 479 c.p.). Il GIP di Bari aveva rimesso la questione alla Corte di cassazione perché non era certo il luogo in cui si sarebbe perfezionata la corruzione (accettazione della promessa). Il Procuratore generale ha chiesto di assegnare la competenza al Tribunale di Bari applicando il criterio residuale dell'art. 9, comma 3, c.p.p. (luogo dell'ufficio del PM che per primo ha iscritto la notizia di reato). I difensori hanno sostenuto che la consumazione e le condotte essenziali sarebbero avvenute in Corato (competente il Tribunale di Trani) o in incontri tenuti in altri comuni (Barletta/Trani) e quindi che dovesse trovare applicazione il criterio del luogo della consumazione o, in subordine, altri criteri di cui all'art. 9 c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato la competenza territoriale del Tribunale di Bari. Ha ritenuto ammissibile la rimessione e ha stabilito che la competenza va valutata rispetto al reato più grave (corruzione) ex art. 16 c.p.p., estendendosi agli altri reati per il vincolo della continuazione. Poiché non è possibile determinare con certezza il luogo della consumazione (accettazione della promessa), e non potendo applicare il criterio della residenza/domicilio (art. 9, comma 2, c.p.p.) a causa dei molti imputati residenti in luoghi diversi, deve applicarsi il criterio residuale dell'art. 9, comma 3, c.p.p.: il giudice del luogo dove ha sede l'ufficio del Pubblico ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato (in questo procedimento il PM di Bari). Pertanto la competenza territoriale è del Tribunale di Bari.

Norme richiamate

  • art. 24-bis cod. proc. pen.

    Norma che consente al GIP di rimandare alla Corte di cassazione questioni di competenza; la Corte ha ritenuto la rimessione ammissibile e adeguatamente motivata

  • art. 9 cod. proc. pen.

    Criteri per determinare la competenza territoriale: comma 1 (ultimo luogo in cui si è realizzata una parte della condotta essenziale per la consumazione), comma 2 (residenza/domicilio/dimora dell'imputato), comma 3 (sede dell'ufficio del PM che per primo ha iscritto la notizia di reato). La Corte ha ritenuto applicabile il comma 3 perché il luogo della consumazione non è certo e gli imputati risiedono in luoghi diversi

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Principio secondo cui la competenza territoriale si determina con riferimento al reato più grave; la Corte ha applicato tale criterio alla corruzione come reato principale

  • art. 12, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Prevede che la competenza si estende anche ai reati avvincenti per continuazione; la turbata libertà degli incanti è stata considerata collegata alla corruzione per continuazione

  • art. 319 e art. 321 cod. pen.

    Norme sulla corruzione (accettazione della promessa e corruzione per la dazione); la Corte ha richiamato che la corruzione si consuma con l'accettazione della promessa o con la dazione, il che rende decisivo il luogo di tale accettazione per la competenza territoriale

  • art. 476 e 479 cod. pen.

    Norme sulla falsità in atti e relativi profili contestati (capo 2); tali reati sono stati ricondotti alla competenza del tribunale già individuato per il reato principale

  • art. 335 cod. proc. pen.

    Registro nel quale viene iscritta la notizia di reato; la sede dell'ufficio del PM che per primo ha proceduto all'iscrizione è rilevante ai fini dell'art. 9, comma 3, c.p.p.

  • art. 111 Cost.

    Principio della ragionevole durata del processo: la Corte ha ricordato che la decisione sulla competenza è funzionale anche alla stabilizzazione del processo in attuazione di tale principio

Massime di principio

  • La competenza territoriale si determina rispetto al reato più grave (art. 16 c.p.p.); gli altri reati collegati seguono per continuazione (art. 12, comma 1, lett. c).
  • Per i reati come la corruzione, la consumazione può avvenire con l'accettazione della promessa o con la dazione: il luogo di questa accettazione/dazione è fondamentale per stabilire la competenza quando è individuabile con certezza.
  • Se non è possibile individuare con certezza il luogo di consumazione, si applicano i criteri suppletivi dell'art. 9 c.p.p.: prima il luogo dell'ultima parte essenziale della condotta (comma 1), poi la residenza/domicilio/dimora dell'imputato (comma 2); se queste non sono applicabili, prevale il criterio del luogo dell'ufficio del PM che per primo ha iscritto la notizia di reato (comma 3).
  • Quando ci sono più imputati residenti in luoghi diversi e non è certo il luogo della consumazione, il criterio residuale dell'art. 9, comma 3, c.p.p. tende a prevalere e può attribuire la competenza al tribunale del PM che ha iscritto per primo la notizia di reato.
  • Il giudice che rimette la questione alla Cassazione deve fornire una esposizione completa dei fatti e delle questioni di diritto: la Corte può valutare anche profili di incompetenza non sollevati dalle parti se emergono dagli atti.
  • La contestazione della competenza sul luogo della consumazione grava su chi eccepisce: occorre fornire elementi concreti e rilevanti per identificare il momento e il luogo essenziale della consumazione del reato.

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